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mercoledì 7 maggio 2014

I Due Aspetti Cruciali Nell'Avere Un Genitore Malato Di Schizofrenia O Psicosi


Vorrei condividere con voi uno scritto di Cristiano, un membro del mio gruppo Facebook di auto mutuo aiuto rivolto ai figli di pazienti psichiatrici. Credo possa essere prezioso per tanti che hanno un genitore affetto da grave malattia mentale e che, in queste parole, potranno riconoscersi e dare finalmente un senso a tante emozioni cui, per lungo tempo, o forse mai prima d'ora, era stato possibile dare un nome. E' uno scritto che riflette perfettamente ciò che provano un figlio o una figlia quando il proprio genitore non accetta e, perciò, non riconosce la propria malattia e, pertanto, non segue con continuità un'adeguata cura farmacologica e psicologica.

Quanto è descritto nel testo che segue è ciò che ho provato anch'io quando mia madre ha iniziato a manifestare i primi, gravi sintomi psicotici e nei vari momenti in cui ha deciso di interrompere la terapia, perché, non avendo mai ricevuto un'adeguata psicoeducazione né un sostegno psicologico, non era nelle condizioni di poter accettare e comprendere appieno la cronicità di un disturbo che soltanto grazie ai farmaci era possibile contenere. Adesso mia madre, dopo tanti sacrifici miei e suoi e numerose difficoltà per tutta la famiglia, si cura regolarmente da quattro anni e da quando sono riuscita, anche grazie all'aiuto della psicoterapia, a porre le necessarie distanze fisiche e psicologiche tra me e lei, abbiamo potuto ricostruire quell'ottimo rapporto che un tempo avevo e che, a causa del suo disturbo, mi era venuto a mancare. Se mia madre interrompesse di nuovo le cure o iniziasse ad assumerle in modo discontinuo e irregolare, non sarebbe più possibile tutto questo e mi troverei a dover rivivere nuovamente tutto il doloroso percorso di lutto e perdita con cui, ancora oggi, spesso continuo a fare i conti.

Scrivo questo come premessa perché ritengo importante testimoniare storie come la mia affinché sempre di più si integrino le cure farmacologiche con la psicoeducazione e sia fornito un sostegno psicologico ai pazienti con queste patologie e alle loro famiglie. Non solo l'esperienza diretta, ma numerosi studi internazionali hanno dimostrato quanto questo approccio si sia rivelato fondamentale per ridurre le ricadute e gli abbandoni delle terapie e, a mio avviso, l'unico modo per permettere a chi soffre di questo tipo di disturbi e alle loro famiglie di poter vivere una vita serena e dignitosa.

Buona lettura!

"Ci sono due aspetti cruciali nell'avere un genitore malato di schizofrenia o psicosi (che piu' o meno sono la stessa cosa): uno affettivo e uno concreto-materiale. Il lato affettivo, soprattutto in giovane età per un figlio, è devastante perchè di un genitore protettivo, contenitivo e rassicurante un figlio ha bisogno. Così, avendo mamma o papà psicotici, un vuoto e una carenza rimarranno per sempre. A ciò va sommato che le ripetute crisi, soprattutto nell'infanzia e nell'adolescenza, vengono vissute dal figlio (almeno così è stato nel mio caso) come un lutto che si ripercuote all'infinito e che si porta via quella breve illusione di avere, di volta in volta, instaurato un rapporto autentico e sincero con il genitore malato. Ma non è possibile che si sia costruito nulla e il proprio bisogno di affetto, bisogno di mamma o di papa', rimarrà per sempre frustrato.

Il rapporto sereno che a volte si puo' creare nei momenti di quiete è solo apparenza, perche' il genitore psicotico, o schizofrenico, non puo' amare, non perche' è cattivo o chesso' io, semplicemente perche' il suo sviluppo psicoaffettivo non glielo consente e tutte le sue forze sono collocate nel suo drammatico tentativo di tener insieme una mente frantumata, la sua, controllando tutto. Quando una tale compensazione, a causa della dinamicità e dei fatti dell'esistenza, nelle crisi acute crolla, viene fuori la disperazione, i deliri e tutte le cose a cui molti qui sono "abituati". Ovviamente non ci si abitua mai, ma diviene una sorta di rassegnazione. Vuoto, un buio e profondo vuoto.

Il secondo aspetto è quello concreto-materiale: cosa fare e come contenere il malato? Questo aspetto si fa più evidente man mano che gli anni passano e si cresce come figli. Questo, a un certo punto diviene il vero problema. Perche' il genitore malato non ne vuol sapere di farsi curare, secondo lui (o lei) sta bene. Inoltre il coniuge o chi si cura di lui non ce la fa più e invecchia pure lui. Non ci sono strutture a cui rivolgersi per un ricovero nelle fasi acute che non siano i DSM, ma anche li il malato viene tenuto per pochi giorni e poi è la famiglia a doversene far carico. E' un vero problema che nessuno insegna e aiuta a gestire nella sua drammaticità.

Dal punto di vista dei figli, una grande conquista è riuscire ad attraversare la rabbia per la frustrazione affettiva di una vita, ed il dolore derivante dalla deprivazione che la vita ci ha riservato, capire i propri vissuti di un'ansia esistenziale che sembra permeare tutto, svincolarsi dalle credenze che la vita ruota attorno le crisi del genitore. Un genitore immaturo e malato, che anche attraverso le crisi cerca (inconsapevolmente ovviamente) di controllare le dinamiche relazionali del suo ambiente. Per un figlio, la priorità non è il cosa fare per mamma o papa' quando stanno male, ma è piuttosto divenire consapevole di cosa ciò ha significato e significa per lui.

Solo così, riappropriandosi piano piano della propria esistenza e riconoscendo i propri bisogni ci si può liberare e iniziare a vivere una vita che sia la propria e non quella all'ombra di una patologia. E' necessario staccarsi dal vincolo psicotico. E dopo tanto, ma tanto tempo, forse si può pensare di aiutare e gestire in un modo più consapevole e sereno una situazione familiare, quella della famiglia di origine, che con gli anni, spesso, probabilmente sempre, in queste situazioni si degrada e logora sempre più."

Grazie, Cristiano!


Pagina Facebook Del Blog - Gruppo Facebook Figlie e Figli di Pazienti Psichiatrici - Children of Mentally Ill Parents Group - Canale YouTube - Pagina Google+ - Profilo Twitter.

5 commenti:

Simon ha detto...

Il problema non è solo trovare il distacco dalla malattia dei genitori che ci vincola psicologicamente per il nostro senso del dovere filiale, ma trovare un distacco anche in senso pratico, quando il figlio diventa cioè anche sostentamento pratico ed economico al genitore malato in quanto completamente solo...
Senza contare che in questi casi, quando ci si prende delle libertà legittime (una vita di relazione con amici, interessi vari, una vacanza, etc.), poi si viene attacati dal genitore, soprattutto se anziano e malfermo anche fisicamente, come se si fosse un figlio degenere che lo abbandona.
Sono i ricatti psicologici su queste cose che fanno molto male, oltre che bloccarti perché tutto quello che ti concedi di fare per te stesso, ti si può ritorcere contro peggiorando la situazione.
Io posso essere positivo quanto voglio e aiutare me stesso, facendomi aiutare da qualcuno di positivo.Ma se il genitore non si smuove, non si rende conto che deve farsi curare, la prigionia rimane.
Che fare in questi casi?

Electric Ladyland ha detto...

Ciao Simon, benvenuto. Scrivi cose che ho provato in prima persona e che condivido. Non c'è, purtroppo, una risposta valida per tutti. Posso dirti, però, qual è stata finora la mia esperienza. Durante l'ultima crisi maniacale di mia madre ho sofferto moltissimo e sono arrivata davvero a toccare il fondo. E' stato terribile, ma anche necessario, nel mio caso, a farmi comprendere che avrei dovuto assolutamente prendere una decisione drastica, qualora mia madre avesse deciso di continuare a non curarsi. Avrei dovuto farmi forza e scegliere me stessa, non per egoismo, ma per sopravvivenza.

In questo senso l'aiuto di una psicoterapeuta è stato per me fondamentale, per lavorare sul senso di colpa, sul senso di impotenza, sulla rabbia, su quel sentirsi senza scampo, bloccati in una situazione da cui sembra impossibile uscire. Per me è stato estremamente d'aiuto arrivare a maturare un distacco, emotivo, pratico e geografico, che mi consentisse di non sacrificare più la mia vita e i miei bisogni e di rischiare la mia stessa salute. Ci saremmo ammalate in due, se avessi continuato.

Fortunatamente, poi, dopo il TSO e il mio lavoro con mia madre - mentre era ricoverata e quindi non in grado di nuocermi - per farle prendere consapevolezza del suo disturbo e della necessità di continuare a curarsi a vita, attualmente la situazione è stabile. Ho dovuto però ugualmente continuare ad occuparmi di me per riprendere le forze, iniziare a "guarire" dai traumi e trovare un equilibrio che fosse giusto per me per curare le ferite profonde scaturite dall'essere cresciuta con una madre con questo tipo di disturbo e, contemporaneamente, continuare anche ad esserci per mia madre, ma senza più compromettere la mia salute psicofisica.

E' molto importante nella nostra situazione ricordarci che più di tutto abbiamo il dovere di stare bene noi, qualunque sia la situazione che viviamo e qualunque sia la decisione che prenderemo o che la vita ci porterà a prendere. Sono malattie che, quando non curate adeguatamente con costanza e regolarità, sono impossibili da gestire per tutti, specialmente per noi figli che abbiamo tutta la vita davanti.

Un caro abbraccio,
Stefania.

Stefania ha detto...

Ciao è da qualche mese che ti seguo e leggo le numerose esperienze di tante persone nelle quali piano piano mi ritrovo e ho preso il coraggio e ho deciso di scriverti.
Mio marito soffre di disturbi della personalità, ha crisi di rabbia, di umore... Insieme abbiamo una bimba di 5 anni.
Sono sposata da 8 anni ma l'anno scorso dopo una violenta crisi di mio marito che lo ha portato ad essere ricoverato 2 settimane in psichiatria ho deciso per il bene della bimba di andare a vivere dai miei genitori.
Sto imparando ora a dare un nome e comprendere gesti, ansie, fissazioni, manie, ossessioni verso cose e persone che negli anni sono aumentate. Perché vedevo e non capivo, davo la colpa allo stress, ai problemi della vita e a me stessa di certi atti che faceva. Quando un bel giorno mi sono trovata a rifugiarmi in bagno con la bambina al collo impaurita mentre lui era fuori che rompeva tutto quello che gli capitava sotto mano, ho preso la decisione più dura della mia vita... andarcene per salvarci.
Dopo quasi un anno da quel giorno è ancora come vivere in un incubo. Lui ha rotto tutti i ponti con me... e per lui io ora sono diventata il nemico. Appena successo ha preso dei farmaci e andava dalla psicologa poi sono arrivate altre crisi e io non ho saputo più niente di lui. Vede la bimba una volta alla settimana in mia presenza perchè ho paura a lasciarla da sola con lui anche perchè non riconosce di avere un problema e ho l'impressione che rimuova dal cervello questi momenti di crisi. Lui vorrebbe vederla da solo. Non voglio impedirgli di fare il papà, voglio essere sicura che nostra figlia non corra pericoli dovuti alla sua irresponsabilità. Siamo seguiti dai nostri avvocati e io ho chiesto aiuto per me ad una psicologa, ma c'è un'associazione che mi possa aiutare o possa far comprendere al mio avvocato qual'è la strada migliore da prendere per il bene della bimba?
Ti ringrazio tanto per tutto quello che fai e vi abbraccio tutti perché sapere di non essere sola ad affrontare questa vita nel verso che ha preso è una gran bella cosa.
Stefania

Electric Ladyland ha detto...

Carissima Stefania,

benvenuta e perdona il ritardo con il quale rispondo al tuo commento.
Associazioni specifiche riguardo al tuo caso non me ne vengono in mente, ma so che l'ARAP offre anche consulenza legale, eventualmente puoi provare a rivolgerti a loro:

http://www.arap.it/

Per la bimba, non so se sia già seguita in questo senso, ma potete provare a rivolgervi a un consultorio familiare per chiedere se possano offrire un sostegno a tua figlia per comprendere, in un linguaggio e una modalità adatte alla sua età, quanto sta accadendo.

Intanto, ti abbraccio e, se ti va, facci sapere come vanno le cose.

Colgo anche l'occasione per invitare eventuali lettori che fossero a conoscenza di altre associazioni adatte al tuo scopo a scriverne il link postando un commento qui sotto.
Grazie a chi vorrà darci una mano!

Anonimo ha detto...

Ciao a tutti, vi faccio i complimenti per questo blog!
posso capire molto bene la tua esperienza, i miei genitori sono malati mentali da sempre, poichè sono nata quando loro erano gia malati. é stata dura .. ma un esperienza d'amore unica affrontata insieme alla mia adorata sorella=)


A.

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