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venerdì 19 febbraio 2010

Bipolarismo e assistenza ai figli di pazienti bipolari: una lettera aperta.

Ho ventinove anni e mia madre è bipolare. Ancora oggi non ammette la malattia e rifiuta le cure. Si è ammalata quando io avevo poco più di 15 anni e da allora per la mia famiglia è iniziato il calvario. Il bipolarismo non è una malattia mentale come le altre. Il paziente continua a vivere nel proprio contesto familiare e l’incessante alternanza tra le fasi maniacali e le fasi depressive è devastante non soltanto per il paziente stesso, ma per l’intera famiglia.

Purtroppo arrivare a una diagnosi di disturbo bipolare non è semplice e spesso il problema si trascina per anni prima di arrivare anche solo ad avere un nome. In più, molto spesso, il paziente non è consapevole di aver bisogno di cure e si oppone a qualsiasi tentativo da parte di parenti e amici di convincerlo a rivolgersi a uno psichiatra. Il progredire della malattia porta inoltre il paziente a soffrire di deliri e allucinazioni, che rendono ancora più difficile la situazione. Chi si oppone al volere del paziente viene visto come “nemico” e ogni legame, familiare o amicale, viene reciso. Il risultato è che l’intera famiglia sprofonda nell’isolamento.

Vorrei a questo punto portare alla vostra attenzione alcuni temi che, a mio avviso, sarebbe di estrema importanza affrontare.

In primo luogo, vorrei sottolineare l’importanza di abbattere lo stigma che ancora oggi circonda le malattie mentali. Predisporre adeguate campagne informative, anche all’interno delle scuole, può aiutare i pazienti e i loro familiari a superare la vergogna e l’isolamento e spingerli a chiedere aiuto. È importante sottolineare che, con terapie farmacologiche adeguate e psicoterapia, i pazienti psichiatrici possono condurre una vita “normale” e dignitosa. Ma perché questo accada non devono essere lasciati soli. Da qui l’importanza di sostenere anche le famiglie, attraverso una maggiore consapevolezza del tessuto sociale e una rete efficace di strutture di supporto che possano riconsiderare la cura della malattia mentale da un punto di vista più ampio: curare la famiglia, non solo il paziente.

In secondo luogo, in quanto io stessa figlia di una madre bipolare, vorrei evidenziare l’assoluta necessità di predisporre un adeguato sostegno psicologico ai figli minori di pazienti psichiatrici. Porto qui oggi la mia testimonianza di figlia di una madre bipolare, per evitare che in futuro altri debbano trovarsi a vivere da soli l’inferno che ho dovuto affrontare io. Per lungo tempo da adolescente, pur andando ancora a scuola, mi sono trovata completamente sola a gestire la malattia psichica di mia madre. Vorrei perciò, nel mio piccolo, far leva su chiunque di voi abbia a cuore il miglioramento dell’assistenza psichiatrica. I figli di pazienti psichiatrici, soprattutto se minorenni, hanno bisogno di un adeguato sostegno psicologico, nonché di informazioni pratiche, sia per essere in grado di riconoscere la malattia del proprio genitore, sia per poterla affrontare nel modo più adeguato. Quando si ammala qualcuno, l’intera famiglia va sostenuta e aiutata, mentre questo, molto spesso, non avviene. Inoltre, non tutti hanno alle spalle familiari e amici che possano farsi carico della situazione. E questo accade molto più spesso di quanto si creda.

In terzo luogo, vorrei far presente che da alcuni anni, in paesi come Germania, Olanda, Stati Uniti, si è sviluppata una letteratura dedicata specificamente ai problemi dei figli di malati psichiatrici. In paesi come Inghilterra, Canada e Australia sono nate associazioni che si occupano di bambini e adolescenti con uno o entrambi i genitori affetti da problemi mentali. Il mio auspicio è che anche in Italia possano nascere gruppi di studio e associazioni incentrate su questo tema, e in particolar modo sui figli di coloro che sono affetti da disturbo bipolare. Proprio a causa della natura altalenante degli stati umorali di chi ne è affetto ed inoltre rifiuta le cure ed a causa dei deliri e delle allucinazioni che possono portare il paziente, nei casi più estremi, a nuocere a se stesso e alle persone che ama, il bipolarismo non curato di un genitore provoca seri danni allo sviluppo e alla crescita dei minori, che si trovano privati della figura affettiva di riferimento in uno stadio cruciale della propria vita.

Vi ringrazio di cuore per la vostra attenzione e vi invito, se vorrete, a seguire il mio blog miamadrebipolare.blogspot.com, che ho creato appositamente per diffondere informazioni in rete sull’argomento e creare una community di sostegno per i figli di pazienti bipolari.


75 commenti:

jackie ha detto...

Gentile amica..mai nessuna dovrebbe trovarsi abbandonata ad un dimensione così triste,soprattutto,quando a combattere è una figlia piccola,che dovrebbe sopperire a tutte le mancanze di strutture adeguate,ma anche-e sottolineo anche-nella solitudine affettiva da parte di famigliari e amici a causa dei pregiudizi,proprio perché quando la base manca,manca tutto-ne so qualcosa sia pur per motivi diversi-per ragioni sinceramente risibili,perché il frutto d'una vergogna che non ha nessunìsima ragion d'esistere,se non quella dettata dall'ignoranza e dalla stupidità...come al solito quando una cosa non accade a noi personalmente,allora non ai tocca o peggio ancora meglio ignorarla lasciando chi ne è vittima al suo destino..sono stufa di giustificare certi comportamenti,perché la gente..perché capisci il lavoro..ecc ecc..anche se la mia testimonianza può sembrarti un'affermazione banale,nella realtà non lo è,proprio perché sia tu che io,pur ovviamente con problemi diversi,abbiamo dovuto combattere nella disperazione solitaria nei confronti d'un mostro dai contorni sfumati,proprio per questo incompresibile ai più,nel tentare di risolvere un problema..l'isolamento..perciò cara amica,nell'apprezzare questo tuo tentativo di porre l'accento su d'un disagio da troppo tempo sottaciuto dai media e dagli interessi generali..ma in un paese che si definisce civile nessuno dovrebbe mai passare ciò che hai passato tu..ecco la necessità di ciò che definisco l'importanza del inter-connessione,intesa come necessità d'un tessuto sociale che supporti l'individuo nella migliore soluzione per addivenire ad una vita dignitosa..ecco l'inter-net,la connessione in una rete,che prima d'essere virtuale è reale,che prima di partire dal pubblico,dovrebbe scaturire da ciascuno di noi,proprio perché se è importante la rete sociale,ogni maglia è fondamentale,perché se cede un filo,tutto il tessuto cede..strano questo senso di coscienza che ci pervade,la sintonia d'intenti..proprio oggi scrivevo dell'importanza di questa connessione tra individui,tesa a ribadire il concetto che l'importanza fondamentale d'una società evoluta non è la ricchezza materiale bensì quella di spirito e solidarietà..questo primo mattone dell'edificio della società compiuta perché simmetrica e bilanciata tra le sue esigenze e le risposte ad esse..umanità,vuol dire questo,non perdere mai di vista che sole perdiamo,unite vinciamo..buone cose amica,con l'auspicio che dopo tanto soffrire presto arriveranno tempi di serenità..vn abbraccio,tua sinceramente jackie.

Sorella ha detto...

Ciao Stefania,ho 33 anni e mio fratello è "scoppiato" sette mesi fa. Non sapevo nemmeno che la parola bipolare esistesse e invece ora ne so io più dei medici incompetenti del csm del mio paese. Piango mentre ti leggo perchè anch'io come te mi sento abbandonata da tutto e da tutti.

Electric Ladyland ha detto...

@jackie: ciao e benvenuta nel mio blog. Le tue parole sono davvero preziose e sottolinei una cosa importantissima... Il concetto di rete sociale. Qualcosa che possiamo costruire a partire da noi stessi, liberandoci delle nostre gabbie mentali, per poi estenderlo come un contagio positivo al resto della società, a partire da familiari, amici per poi abbracciare anche il cosiddetto 'altro' o 'diverso' fino a farlo diventare parte di noi, dello stesso organismo universale. Grazie per essere passata. Ricambio con affetto il tuo abbraccio.

@Sorella: ciao e benvenuta anche a te... Leggerti mi ha commosso nel profondo... Hai descritto le stesse sensazioni che ho provato e provo tuttora io nel leggere storie di altri così simili alla mia... E allora da qui è nata l'esigenza in me di tendere una mano, nel mio piccolo, a tutte quelle solitudini, per poterci trovare e sostenere reciprocamente. Per qualsiasi cosa, anche solo per uno sfogo, sono qui per te... Scrivimi quando vuoi. Ti abbraccio forte.

Iperico Articolato ha detto...

Ciao Stefania, ho letto il tuo commento sul sito di Amunia (figlidibipolari.blogspot.com)...sonocontento che pian piano le persone possano trovare blog come questi per emergere dalla situazione che ahìnoi conosciamo molto bene...ora stiamo valutando l idea di aprire un canale IRC, sarebbe molto utile. Come ho detto anche ad Amunia, grazie per avere trovato la forza di aprire questo bellissimo blog. Un abbraccio, grazie di essereci, e non sei sola.

Electric Ladyland ha detto...

Grazie Iperico... Ti abbraccio anch'io e spero di poterci ritrovare presto tutti insieme per sostenerci a vicenda! Io sono qui, per uno sfogo, per qualsiasi cosa. Nel mio profilo ho inserito la mia e-mail, scrivimi pure quando vuoi... Se vi fa piacere ci si può trovare anche su google talk, la chat di gmail...

Grazie di cuore per essere passato e avermi lasciato un saluto...

sorella ha detto...

Ciao Stefi (che ti chiami proprio come la mia amica di sempre), nei prossimi gg sarò a casa in malattia (le disgrazie non arrivano mai da sole)quindi spero di riuscire a scrivere un pò di più. Volevo ringraziarti perchè sul blog hai indicato un'associazione di Bolzano che fatalità è proprio vicino alla mia famiglia (io mi sono trasferita in Veneto tre anni fa)e solo al telefono sono riusciti a capirmi e a darmi dei piccoli consigli. Ora sto indirizzando lì i miei genitori (mia mamma esce da un ricovero per depressione grazie a mio fratello dopo un mese proprio martedì), perchè possano affrontare al meglio la situazione. Mio fratello continua a dire di stare benissimo mentre in realtà ha disintegrato in sei mesi famiglia, lavoro, bambina e mandato puntualmente a fare in culo me, il suo migliore amico, mia mamma, mio papà e così via. E' in ogni caso talmente lucido in certe situazioni che è impossibile pensare a un TSO; non che io non lo voglia evitare, ma quanto dovremo ancora stare a guardare un fratello e un figlio che si rovina la vita perchè lui ovviamente "non è mai stato meglio"? Grazie anche a quel bravo e competente medico del CSM, dove mio fratello ha deciso autonomamente di contattare: sì, per farsi dare i certificati medici dal lavoro e una cura che non prenderà mai. Nonostante i continui allarmismi miei e di mio padre, questo bravo medico non vede mio fratello nè eccitato nè depresso: solo UN PO' NERVOSO !!!!! Ogni vostra parola sarà preziosa, grazie di cuore

Electric Ladyland ha detto...

Cara sorella, sono davvero felice che nel mio piccolo ti sono stata d'aiuto. Le tue parole mi danno una gioia che non immagini...
Ti capisco dal profondo, anche mia madre dice di stare benissimo e nelle fasi maniacali si sente piena di energia... Ma continua a delirare su Dio e la religione e a rendere la vita impossibile a me e a mio padre.
Non so te, ma io sono persino stanca di parlarne con chi non ci è passato... Non per colpa loro, ma non riescono proprio a rendersi conto della gravità della situazione e soprattutto non accettano la condizione di impotenza in cui il bipolarismo - a differenza di altre malattie psichiatriche - getta noi familiari. Proprio per ciò che descrivi molto bene tu, ovvero che chi ne è affetto riesce a mantenere di fronte agli estranei una lucidità che impedisce loro di capire che sono affetti da bipolarismo. Quando mio padre ed io, 14 anni fa, andammo al CIM/DSM di zona a descrivere i sintomi di mia madre - la malattia non le era ancora stata diagnosticata - e raccontammo che il medico di famiglia riteneva che lei non avesse nulla, loro ci risero in faccia e dissero che la paziente doveva venire di sua spontanea volontà. E noi sappiamo bene che i bipolari , specie in fase maniacale, spesso non ammettono nemmeno di essere malati e difficilmente andrebbero da uno psichiatra. Mia madre ha un carattere molto autoritario e non accetta che le si dica cosa fare, nemmeno per le minuzie quotidiane. Figuriamoci convincerla a curarsi... Una volta smessa la terapia, non c'è stato modo di riportarla da uno psichiatra e come si apre la discussione va su tutte le furie... Vallo a spiegare alla gente... La risposta allora diventa: scappa e rifatti una vita. Ma io non riuscirei mai a vivere felice con il rimorso di aver abbandonato mia madre, dato che mio padre ormai è anziano e io sono la sua unica famiglia...

Spero che rimarremo in contatto... Mi raccomando, se ti va, scrivimi anche via e-mail... E se vuoi possiamo anche chattare su g-mail.
Se ne hai voglia, fammi sapere come procedono le cose da te...

Ti abbraccio forte.

Fabio ha detto...

Ciao mi sento molto vicino a te in quanto mia madre è bipolare. Ho visto che hai risposto al post di amunia nel quale ho scritto della necessità di una comucazione più veloce ed immediata che solo un IRC può consentire. In questi giorni nonostante i problemi sono molto impegnato nella laurea. Cercherò/emo di creare uan comunità folta in un canale IRC al fine di supportarci l'un l'altro.
Ti sono vicino, sappilo !
Fabio

Fabio ha detto...

Ciao mi sento molto vicino a voi in quanto mia madre soffre di disturbo bipolare. Sento la necessità, anzi l'urgenza, di trovare un canale più immediato per la comunicazione al fine di supportarci l'un l'altro (es. IRC).
@Electric Ladyland ho letto sul commento al blog di Amunia che anche tu la pensi nel medesimo modo. Fra un po' di tempo credo di aprire il canale ... tanto non mi costa nulla ... poi vi passo l'indirizzo dello stesso. Vi fornisco anche un modo rapido per entrare ...
Vi sono vicino!
Fabio

Electric Ladyland ha detto...

Ciao Fabio e benvenuto. Grazie mille per il tuo commento e per la proposta di aprire il canale IRC. Sarebbe bello poterci riunire tutti insieme.

A presto, allora!

Belfagor ha detto...

GRAZIE GRAZIE GRAZIE per questo blog Stefy!! io ho iniziato a lottare con la malattia di mia madre quando c'era pochissima informazione e mi fà piacere che finalmente qualcuno ne parli. oltre al malato sono i familiari che non devono essere abbandonati, la vergogna e i sensi di colpa nell'averla messa in una clinica privata a vita..sono cose che schiacciano la voglia di vivere.
adesso ho paura a rivederla perché ogni volta che le faccio una visita ho il flash di un'infanzia persa, costretta a diventare grande troppo in fretta. ringrazio anche mia nonna che negli anni 80 ha scritto a politici e giornali per fare conoscere agli altri il nostro dramma, nessuno ha mai risposto pensa te, se fosse viva e vedesse il tuo blog sarebbe felicissima. Grazie Stefy un abbraccio!

Electric Ladyland ha detto...

Cara Belfagor... sono io che ringrazio te, per avermi regalato parole così sentite e sincere, di cui ho percepito, leggendole, tutto il calore... Dire che mi sono commossa è dire poco. GRAZIE. Ti abbraccio anch'io.

FRA ha detto...

Ciao Stefania, ho 34 anni e anch'io una madre bipolare mi fa emozionare e mi fa venire la pelle d'oca leggere le tue esperienze praticamente identiche alle mie. Sono figlia unica e mio padre, anziano, ha deciso di andare via di casa lo scorso febbraio per vivere i suoi ultimi anni in tranquillità (se lo merita). Noi siamo naturalmente i carnefici di mia madre (secondo lei)...io vivo in un'altra città per mia fortuna e anche sfortuna e visto che proprio in questi giorni è arrivata la fase maniacale sono andata da lei (che nel frattempo ha fatto terra bruciata intorno) più di una volta...ma come sempre inutilmente. Ti capisco benissimo fino in fondo e ti sento vicina anche se non ci conosciamo.
Grazie e spero che avremo modo di contattarci ancora, ti lascio la mia mail pulpfra@libero.it
Baci, Francesca

Electric Ladyland ha detto...

Grazie, Francesca, per aver voluto condividere la tua esperienza con me... Mi vengono i brividi a pensare a quanti siamo... Nel silenzio e nell'indifferenza di chi di dovere. Anche mia madre sta facendo terra bruciata attorno a sé, come è tipico della sua malattia. Io dovrò probabilmente cambiare città... e quindi ti capisco perfettamente. Nessuno parla di noi... spero che questo blog possa in futuro portare un aiuto a quei bambini e adolescenti che, loro malgrado, si trovano costretti ad affrontare questo dramma. Io, da par mio, spero di avere l'energia necessaria per portare avanti questo piccolo "seme", perché sempre più gente conosca questa realtà, perché si dia un sostegno ai figli dei bipolari, soprattutto i minori, che non devono più essere lasciati soli.

Ti abbraccio forte.

Fabio ha detto...

VOlevo scusarmi con gli utenti del canale se questi due giorni (sabato e domenica) non sono potuto essere presente in canale negli orari stabiliti causa i soliti problemi ...

Per Iperico: sei l'unico di cui conosco il nick irc e ho visto che sei entrato in canale 1 giorno, 41 minuti, 33 secondi fa :)
Ti chiedo scusa!
Inoltre gradirei avere il tuo indirizzo e-mail, il mio è lcthnb@gmail.com

Electric Ladyland ha detto...

Ciao Fabio,

non preoccuparti, anche io a causa di impegni personali non ho ancora avuto modo di essere presente.
Il mio nick su IRC è Electriclady80.
Volevo chiederti se c'è un software col quale poter accedere alla chat evitando l'utilizzo del browser... Mi verrebbe più comodo.
L'informazione credo possa essere utile anche per gli altri che vogliano chattare con noi sul tema "genitori bipolari".

Grazie mille!

Un caro saluto e a presto.

l'eremita ha detto...

ciao, anche la mia mamma è bipolare. da sempre, credo, non ricordo dalla mia infanzia ad oggi un periodo di "normalità", anche se da quello che raccontate mi sembra forse di essere stata più "fortunata", non ci sono mai stati episodi così forti come alcuni di voi descrivono. Sono comunque sconvolta dal leggere tutte le vostre storie, ho trovato tante parti uguali alla mia storia, mi ha colpito soprattutto la cattiveria: mia mamma è sempre stata "cattiva" con tutti a turno, io credo profondamente infelice e desiderosa di una vita diversa, ma ce le ha fatte pagare tutte... io ormai ho una mia famiglia, sono andata via di casa appena finita l'università, e sono cresciuta convinta di essere sbagliata, solo più tardi ho capito che il suo comportamento era frutto di una malattia che lei chiamava "esaurimento nervoso" per il lavoro e per crescere due figli da sola - non era sola, c'era papà, c'è ancora, è la persona che tiene insieme i pezzi, finchè ce la fa. Io in qualche modo sono uscita, ma c'è anche mio fratello che ha patito in modo indicibile, non solo per mamma certamente, un fratello che lotta anche lui con un'altra malattia metale, ma la sua malattia è diversa, altrettanto dura, ma è una malattia che ti permette di amarlo, di stargli vicino perchè non c'è "cattiveria", è c'è il desiderio di guarire e di ascoltare.
grazie a tutti, grazie per lo spazio.

Electric Ladyland ha detto...

Cara l'eremita,

è difficile capire, per noi figli in primis, che l'aggressività e la cattiveria delle nostre madri è il frutto, spesso inconsapevole, della loro malattia. Purtroppo siamo esseri umani e vivere a stretto contatto con i nostri genitori ammalati - perché, ricordiamolo, di malattia si tratta - ci porta inevitabilmente anche a provare rabbia e conseguentemente senso di colpa.

Il mio blog è un piccolo tentativo di portare all'attenzione di tutti la nostra sofferenza di figli. In primo luogo, nel vedere i nostri genitori soffrire senza poter fare niente di concreto per aiutarli a stare davvero meglio. In secondo luogo, nel soffrire terribilmente noi stessi nel subire le loro oscillazioni umorali continue, le cattiverie inconsapevoli ma reali, l'alternarsi in noi di sentimenti contrastanti di amore e odio e il nostro portare addosso, nella vita di tutti i giorni, conseguenze psicologiche concrete, che non sempre riusciamo a ricondurre al nostro vissuto con un genitore affetto da malattia mentale.

Per questo ti ringrazio, per aver lasciato il tuo contributo qui e per aver sottolineato che il bipolarismo non è una malattia mentale come le altre. Noi figli sappiamo bene quanto sia difficile stare accanto a chi ne soffre, perché in molti casi la malattia stessa elimina, in chi ne è affetto, il desiderio di guarire e di ascoltare.

Ti abbraccio forte.

alter ego ha detto...

Ciao a tutti,

la mia storia è assolutamente identica alla vostra...è incredibile come leggendo i vostri post mi riveda totalmente nella sofferenza, nella vergogna, nel blocco emotivo che ne viene fuori.

Mi accorgo però, che nei vostri racconti si parla sempre di affetto e di amore...questo purtroppo non mi rappresenta...e mi fa sentire ancora più male.

Si può dire che non ho mai conosciuto mia madre in quanto si è ammalata quando avevo 5 anni, nè mia sorella maggiore nè mio padre sono stati in grado di mostrarmi il loro affetto...il risultato è che adesso a 25 anni sono piena di rabbia e di rancore verso una famiglia che riconosco solo come un peso, verso cui posso dire di provare solo un dovuto rispetto.

Mi domando che razza di persona io sia, a non riuscire ad accettare la malattia di mia madre, a vergognarmene sempre...a dover fuggire in un'altra città per cercare quella serenità sempre sognata.

Ma la serenità è qualcosa che viene da dentro e più tempo passa e più mi sento mancare il respiro...mi sento come incatenata ad una vita che non voglio più vivere.

Lo stato, le istituzioni non esistono, non ci hanno mai dato nulla, non avete idea di quante volte da bambina speravo di essere portata via ed adottata da un'altra famiglia...d'altro canto lottare a livello sociale contro la vergogna per queste malattie, e quel senso di onta e di disagio che ci portiamo addosso credo che sia veramente difficile.

L'unica azione veramente possibile, secondo me, sarebbe obbligare TUTTI i familiari di persone malate di mente ad effettuare sedute di psicoterapia cicliche...se qualcuno mi avesse obbligato a farlo la mia vita non sarebbe questa!

Adesso sento che è arrivato il momento di farlo...spero solo di non cambiare idea...

Grazie a Electric Ladyland per questo sito...e a tutti voi che siete riusciti a farmi sentire meno sola.
Auguro a tutti di trovare una qualsiasi forma di felicità e di riuscire a creare quella famiglia serena che non abbiamo mai avuto.

Anonimo ha detto...

Carissima Electric,
mio malgrado mi trovo anch'io nella tua stessa situazione. Mio padre soffre di disturbo bipolare da circa 40 anni. Io ho qualche anno meno di te; ancora devo completare gli studi universitari e ti assicuro che è parecchio difficile studiare in casa con un bipolare. Ad aggravare la situazione il tumore di mia madre diagnosticato da poco tempo. Tutto quello che tu hai scritto, riguardo a stati d'animo, emozioni represse, solitudine, rispecchiano a pieno la mia persona.
Purtroppo, leggendo vari articoli e commenti, mi accorgo che siamo in tanti a gridare il nostro bisogno di aiuto. Nonostante le tante cure, i tanti fallimenti di queste ultime, i disagi familiari e interpersonali sono fiduciosa che un giorno qualcuno scoprirà l'origine di questa malattia subdola e tanto temuta e ancora celata.
Grazie per la tua testimonianza
Un abbraccio sorella mia

Electric Ladyland ha detto...

Cara Alter Ego...

non sentirti in colpa per i sentimenti che provi... l'amore che tu hai colto qui, nelle mie parole, è il frutto di un lungo e doloroso percorso - ancora in via di completamento - di accettazione e consapevolezza. Tengo però a dirti che molto spesso, durante le fasi acute della malattia di mia madre, quelle in cui, suo malgrado, veniva fuori una cattiveria e una crudeltà che non le appartengono ma che sono frutto del suo male, anch'io ho provato rabbia, odio e senso di colpa... Purtroppo sono meccanismi di difesa che scattano quando il nostro equilibrio è minacciato e distrutto...

Sulla psicoterapia ti do ragione, nel senso che è un ottimo strumento per cominciare a esternare in modo costruttivo il proprio vissuto e trovare il modo per non esserne travolti o annientati. Personalmente ho avuto la fortuna di farla per un breve periodo dai miei 17 ai miei 18 anni e mi ha aiutato molto, soprattutto perché fino a quel momento avevo tenuto tutto dentro, tranne i miei genitori, nessuno sapeva della mia situazione. Col tempo, documentandomi, ho scoperto che questo fa parte delle vite di molti figli con genitori affetti da malattia mentale...

Ho avuto la fortuna di vivere, tra una tempesta e l'altra, anche momenti di serenità con la mia famiglia... ed è forse stato il vivo ricordi di questi momenti a farmi credere che una soluzione fosse possibile... Purtroppo il disturbo bipolare non è una malattia in grado di garantire una sicura stabilità, ma appena avrò il tempo e la serenità necessarie, vorrei condividere con voi il mio percorso degli ultimi mesi... vorrei davvero mettere a disposizione di chi passerà di qua quella che è la mia esperienza, sperando possa essere d'aiuto.

Ti abbraccio forte e ti invito, se lo vorrai, a scrivermi anche in privato a electric.ladyland80@gmail.com.

Coraggio, non mollare! Non sei sola!

Electric Ladyland ha detto...

Cara sorella (mi piace che tu mi abbia chiamato così... ne sono felice),

sai, il tuo commento mi dà i brividi... perché da poco hanno diagnosticato un tumore a mio padre... e questo nuovo Dolore, si aggiunge alla tempesta - da poco rientrata - causata dalla recente fase maniacale di mia madre...
Onestamente inizio a pensare che in qualche modo il dolore vissuto negli ultimi mesi abbia contribuito in parte, come somatizzazione fisica di una sofferenza psicologica, all'insorgere della malattia di mio padre...

Come ho appena scritto a Alter Ego, spero presto di trovare la tranquillità e il tempo necessari per condividere con voi l'esperienza vissuta in questi ultimi mesi... Se non ho aggiornato di recente questo spazio è perché gli eventi mi hanno travolto e quando questo accade, lo sappiamo bene, è già difficile occuparci di noi stessi e delle nostre attività quotidiane...

Sono felice di aver trovato i vostri commenti, mi danno tanta forza.

Ti abbraccio, sorellina.

Approfitto per segnalarvi questo interessante documento in pdf, un manuale per bipolari e loro familiari, scaricabile gratuitamente da qui:

http://www.disturbobipolarecosasapere.it/DBcosasapere.pdf

Spero possa esservi utile.

chool ha detto...

E' difficile racconatare e far capire alle persona cosa vuol dire avere una madre in queste condizioni.
Mia madre è bipolare da quando io avevo 5/6 anni e ora ne ho 16 e ancora ha questo problema. Oltre a questa malattia ne ha altre come l'essere compulsiva,maniacale,borderlaine e inoltre è un'alcolizzata.
Ho visto scene che una bambina di quell'età non si immaginerebbe minimamente e vivo costantemente dietro una corazza che mi protegge.
Fingo di avere una mamma normale davanti agli altri ma in realtà soffro.
So che è brutto da dire ma a volte speravo davvero morisse per non doverla più sopportare,più sentire parole come " ora mi taglio le vene,mi uccido" oppure " non ricoveratemi io sto bene,siete voi i pazzi".
Chi non ha una madre del genere non può capire. io la amo e la odio contemporaneamente e la cosa peggiore è che non posso fare nulla per aiutarla

Electric Ladyland ha detto...

Ciao chool e benvenuta...

Capisco molto bene quello che racconti, anche se alcuni aspetti differenziano la mia situazione dalla tua conosco ciò che significa assistere a scene traumatizzanti, amare e odiare colei che ci ha generato, il doversi creare una corazza impenetrabile per sopravvivere e il senso di impotenza davanti a una persona che non si rende conto di essere malata e di aver bisogno di aiuto...

Quello che posso dirti, oltre a offrirti la mia comprensione per il dramma che stai vivendo, è di cercare nel tuo piccolo di chiedere aiuto, aprire una breccia nella corazza... non con tutti, solo con poche persone fidate. A me averlo fatto, dopo un lungo periodo di silenzio e chiusura, ha salvato la vita. Ero adolescente quando una psicologa di un consultorio mi aiutò ad aprirmi all'esterno, a parlare con le amiche più fidate, con un insegnante di cui mi fidassi, con i familiari che o non sapevano o fingevano di non sapere.

Prova, se puoi, a rivolgerti a un consultorio che offra un servizio gratuito di ascolto per problemi familiari... salvaguarda soprattutto te stessa.
Per tua madre, mi auguro dal profondo del cuore che - come è capitato a più riprese alla mia - il suo prossimo ricovero la porti a prendere consapevolezza del suo male e dei danni che provoca a sé e agli altri. Nel mio piccolo, durante la sua ultima crisi e ricovero in T.S.O. ho approfittato del fatto che fosse fuori dal suo territorio di comando - per così dire - per parlarle a viso aperto della sua malattia e di come funziona. E' stata dura, ma un pelino più consapevole di prima del ricovero lo è. Ovviamente non puoi sobbarcarti tu tutto l'onere. Se puoi prova a cercare il supporto di un adulto, familiare o amico, di cui ti fidi.

Per qualsiasi cosa, sfogo o consiglio, sono qui.

Ti abbraccio forte,
Stefania.

Anonimo ha detto...

ciao piacere sono gloria.. ho 17 anni... mi padre è andato via di acasa kon un altra donna lasciando mia madre in stato interessante a 9 mesi di gravidanza... da li è iniziato il kalvario... avevo 15 anni ed ora sn kostretta ankora a subire insulti da parte di mia madre e sn costretta a crescere un bambino ke ora ha quasi 2 anni... non ho supporti familiari.. non abbiamo parenti a rieti ( la nostra città) e non so kome poterne uscire.. ti posso kiedere una mano? un konsiglio su kome io mi possa muovere e komportarmi.. premetto ke mio padre non sa niente e non posso parlarne kon lui sennò sarebbe un macello...grazie

Electric Ladyland ha detto...

Ciao Gloria... e benvenuta. Per poterti aiutare avrei bisogno prima di tutto di capire meglio la tua situazione, premettendo che non ho competenze specifiche ma posso solo condividere quella che è stata finora la mia esperienza.

Tua madre soffre di problemi psichiatrici? E' seguita dal Dipartimento di Salute Mentale di zona? In caso di problemi depressivi e/o mentali la prima cosa da fare è - pur con tutte le difficoltà e limitazioni che ben conosciamo - rivolgersi al medico di famiglia e poi al DSM/CIM di zona. Nei casi più gravi si può chiedere aiuto al 118 per un tentativo di ricovero in ospedale nel reparto SPDC.

Per quanto riguarda le difficoltà che tu come figlia ti sei trovata ad affrontare da sola, sicuramente è importante trovare un sostegno per te. Io a suo tempo mi rivolsi al consultorio dove era attivo un servizio di ascolto e supporto psicologico. Puoi provare a cercarne uno nella tua città, sicuramente sapranno indirizzarti. So anche che altri hanno chiesto aiuto presso parrocchie attive in ambito sociale.

Quello che posso dirti, non conoscendo la tua situazione specifica, è di provare a parlare con un'amica di cui ti fidi e con la sua famiglia. In casi come questi è importante cercare il supporto di un adulto fidato. E' l'unico modo per avere appigli esterni che ci consentano di non andare a fondo anche noi quando i nostri genitori attraversano periodi difficili e ci ritroviamo a dovercene occupare noi.

Intanto ti abbraccio e non esitare a scrivermi, anche solo per uno sfogo.

Ale ha detto...

Ciao Stefania,
ti scrivo in uno dei moltissimi momenti di difficoltà che sto vivendo a causa di questo disturbo. Purtroppo anche mia madre è bipolare e crescere con lei è stato un inferno. So che tu puoi capire cosa significhi crescere ascoltando le urla incontrollate di tua madre che parla incessantemente per ore ed ore e si trasforma poi in tutta'altra persona un attimo dopo. Discorsi sconnessi, isteria, atti di follia, parole crudeli a volte atti violenti. Mia sorella ha lo stesso disturbo sin da adolescente, ma in lei è elevato all'ennesima potenza. Ha soli 24 anni e dopo una lunghissima serie di bocciature, risse, molteplici incidenti d'auto, ricovero forzato in ospedale, danni irreparabili a tutte le persone che l'hanno corcondata, adesso è al capolinea. Si veglia delirando, va a letto delirando. Mia madre la protegge e la vizia, mio padre sembra un cadavere, mio fratello si è ammalato di depressione a causa loro. Io vivo all'estero e non so più che devo fare. Vorrei farla aiutare ma è inavvicinabile. Sia lei che mia madre pensano che siamo noi i matti, i senza cuore che si meritano solo il peggio dalla vita. Mi sforzo per l'ennesima volta di essere forte, ma ho paura che prima o poi anche io crollerò. Grazie per il bellissimo blog, ti sono tanto vicina e spero che la vita ti porti finalmente gioia e serenità. Un abbraccio, Ale

Electric Ladyland ha detto...

Carissima Ale,

grazie anche a te, di cuore, per aver scritto qui. Sì, capisco ogni singolo dettaglio che hai descritto e credo che molte cose io le abbia persino rimosse per sopravvivere.

Le cose più brutte in quei momenti sono il terrore, l'immensa solitudine e il senso di impotenza che si provano, uniti alla rabbia e all'odio che non possiamo esternare e che finiscono per rimanere cristallizzati dentro di noi, bloccando il normale fluire della nostra energia vitale.

Ancora oggi, da adulta, sto facendo i conti con molti aspetti di me che devo aver sviluppato in quel periodo per sopravvivere, aspetti che oggi sono una zavorra e un ostacolo.

Ho enormi difficoltà a esternare la rabbia, perché all'epoca - e ancora oggi - non potevo reagire contro mia madre perché quando lo facevo venivo punita duramente o ne ricavavo conseguenze persino peggiori, e un po' perché come si può razionalmente prendersela con qualcuno che 'sta male'? E questo accade ora, che lei prende le medicine ed è meno problematica e quindi il sentimento di odio che mi scatenava quando era in preda al delirio o ai suoi attacchi di aggressività è sopito.

Diciamo che essersi sentite/i invisibili nei nostri bisogni e sentimenti davanti a una madre completamente preda della psicosi - era simile a una persona posseduta nei momenti più acuti, mi faceva davvero paura - porta a sentirsi tali spesso anche con il resto del mondo. Mi capita spesso di vivere con disagio prevaricazioni e prepotenze da parte di altri e di non riuscire - in alcuni casi - a difendermi, a dir loro che esisto anche io e che devono tenere conto anche di me e dei miei spazi e sentimenti. Si replica allora quella sensazione di essere invasi, di non poter far niente per salvarsi, di subire in silenzio e di reagire solo quando la misura si colma. Il più delle volte reagisco a chi mi fa soffrire alzando un muro e chiudendomi. Questo è ciò che automaticamente ho fatto con mia madre, che è sempre stata piuttosto invasiva, volendo controllare ogni singolo atomo di me e della mia vita.

Per molto tempo ho avuto incubi in cui litigavo con lei e in sogno finiva per mettermi le mani intorno al collo - cosa che non ha in realtà mai fatto, ma che simbolicamente è molto rappresentativa del senso di soffocamento che ho provato per anni.

Sembra assurdo anche a me dirlo, mi sembra quasi di fare un torto alla mia famiglia, ma devo ammettere che, anche se in forma non fisica, vivere con uno o entrambi i genitori affetti da malattia mentale porta a subire abusi psicologici che si potrebbero evitare se i genitori con questo tipo di problemi venissero seguiti e affiancati da un supporto specifico. In Italia ovviamente non esiste niente di tutto questo. In Olanda e in altri paesi, invece, esistono branche specializzate nel supporto ai genitori con malattia mentale per permettere anche a loro di poter crescere dei figli, limitando i danni causati dalla malattia.

Posso immaginare il dolore che provi nel vedere tua madre e tua sorella completamente inconsapevoli aver imboccato un percorso infernale... soprattutto per chi vorrebbe intervenire, ma non può. Purtroppo non abbiamo altro che il tso, ma sappiamo quanto sia terribile e odioso come strumento... e quanto sia difficile ottenerlo.

Cerca, se puoi, di prenderti cura di te stessa, di coltivare con amore il 'giardino' che è la tua vita e di riempirlo di colori... anche se so che, con molta probabilità, quel buco nero che è cresciuto in noi resterà sempre lì. Il nostro obiettivo è farlo diventare sempre più piccolo e lottare ogni giorno per essere felici, nonostante lui.

Ti mando un grande abbraccio.

Stefania.

Anonimo ha detto...

Ciao .. sono Andrea e ho già scritto su questo bellissimo blog .. volevo solo dire che nonostante sia riuscito a farmi una bella famiglia, ma l'esperienza di mia madre schizofrenica sembra avermi segnato per sempre lasciandomi una malinconia di fondo.. inoltre vedo mia madre ( ora ha 75 anni ) 1-2 minuti a settimana ( non riesco di più ) e questa cosa mi fa venire dei sensi di colpa, mi sento un po vigliacco quando , vedendola , non vedo l'ora di andarmene .. lei vive da sola ma il fatto di aver costruito questo muro di difesa nel nostro rapporto alle volte mi pesa tanto ..... un in bocca al lupo a tutti e scusate questo mio sfogo. Grazie

Electric Ladyland ha detto...

Caro Andrea,

non sentirti in colpa per i sentimenti che provi... succedeva anche a me ed era devastante. Non riuscivo nemmeno a sopportare la sua presenza, il suo sguardo, le sue domande... non vedevo l'ora di andarmene e ricominciare a respirare.

Ora, non so se è l'effetto dell'aver ritrovato giorno dopo giorno una mia serenità, non so se è il fatto che mia mamma abbia ritrovato un nuovo equilibrio grazie alle cure e al ritmo che è riuscita a dare alla sua vita da quando è rimasta sola a casa, ma il nostro rapporto è migliorato.

Datti il tempo per prendere il necessario distacco da ciò che hai vissuto con tua madre, per allontanare i sensi di colpa che provi - e che sono naturali per un figlio o una figlia - e ritrovare una tua serenità da (ri)costruire giorno dopo giorno.

Ogni situazione ha sfumature diverse, nonostante le molte somiglianze, ma ho notato che per molto tempo da quando mia mamma ha ricominciato a curarsi e prima di andare a vivere per conto mio, ero molto sulla difensiva, sempre pronta a sbottare... Credevo dipendesse solo da mia madre, ma in realtà - nel mio caso - a parlare e ad agire era tutta la rabbia che avevo accumulato in tanti anni di sofferenza e negazione, una rabbia che non aveva mai trovato un posto.

Forse l'aver potuto dare a quella rabbia uno sbocco - scrivendo e condividendo la mia storia - e un posto dentro di me, mi ha aiutato ad uscire da un'invisibilità che per anni mi ha fatto mettere in secondo piano la mia felicità e ha relegato in un angolo nascosto il mio dolore, che (quasi) nessuno sembrava voler comprendere, io per prima.

Ora che ho potuto guardare per la prima volta la mia vita dalla giusta distanza, ricreandomi un mio spazio vitale con fatica - ancora ci sto lavorando ogni giorno - è come se lentamente quella coltre di rabbia stia piano piano rimpicciolendosi. Da quando, in qualche modo, è stata riconosciuta e accettata, da me in primis, come legittima e naturale dopo tutto quello che è avvenuto, è arrivato anche il perdono. Non tanto perché ritenga mia madre colpevole, ma perché comunque il suo male mi ha causato molto dolore e nei periodi più tremendi l'ho odiata a morte - non lei, ma il mostro in cui la malattia l'aveva trasformata.

Non è facile ripulirsi da sentimenti così oscuri nei confronti di chi ci ha messo al mondo, ma oggi sono fortunata ad aver ritrovato mia madre e spero davvero di non perderla mai più.

Non scusarti per il tuo sfogo, anzi! Scrivi ogni volta che vuoi.

Un abbraccio,
Stefania.

Anonimo ha detto...

ciao Stefania,
è un'ottima cosa l'aver creato un blog: per te, come momento di sfogo, immagino, ma soprattutto per tutti noi che ti leggiamo.

Molti di noi si sono ritrovati con familiari e/o amici affetti da disturbi psichici e condividere le frustrazioni e i disagi che tali situazioni comportano può essere un aiuto.
Sarebbe senz'altro un passo importantissimo quello di percepire chi soffre di queste patologie in modo diverso, aiuterebbe come dici tu, tanto i soggetti malati che chi sta loro intorno.

Queste situazioni sono sempre contornate da scelte difficili: dover scegliere per un'altra persona, che però si rifiuta di riconoscere la malattia e di curarsi con costanza... che si ostina a continuare a vivere da solo nella sua (fragile) indipendenza, non capendo che rifiutando di cambiare vita va verso la cronicizzazione e verso il peggio.

Mi piacerebbe avere informazioni riguardo ai tipi di strutture esistenti per la cura di queste patologie.
Ci sono comunità, una specie di case-famiglia allargate, dove chi soffre di bipolarismo può essere seguito da personale esperto e al contempo essere inserito con altra gente, in modo da non sentirsi (troppo) privato della sua vita e della sua autonomia?

Mi piacerebbe scambiare informazioni su questo tema.
Grazie,
E.

Electric Ladyland ha detto...

Ciao E.,

sì, credo ci siano strutture come case-famiglia o comunità per i pazienti psichiatrici. Immagino che la situazione vari molto da regione a regione. Personalmente non ne conosco, ma credo che sia possibile ricevere informazioni in merito tramite le associazioni nazionali di familiari.
Ho pubblicato i link ad alcune di queste nella barra di destra del blog.

Se qualche lettore del blog conoscesse qualcuna di queste strutture e volesse segnalarcele, gliene sarei grata. Potrebbe essere d'aiuto a molti.

In alcuni casi anche i Centri di Salute Mentale hanno un elenco di strutture residenziali di questo tipo, magari in convenzione. Si può tentare anche tramite loro a reperire informazioni.

Un caro saluto,
Stefania.

Electric Ladyland ha detto...

Proprio adesso, per caso, cercando altro, ho trovato in rete questo link che capita proprio a tema:

http://www.mitoerealta.org/

E' il sito di un'associazione per le comunità terapeutiche e residenziali e, all'interno della pagina web, è presente un elenco di comunità associate. Vale la pena approfondire.

Anonimo ha detto...

E' notte! Disperata, aveglia perchè non so più che fare mi sono messa in rete a trovare una soluzione. Mia madre non è bipolare:è narcisista border line con tendenze psicopatiche. Una diagnosi ottenuta con una visita di straforo con uno psichoiatra perchè lei non ha mai voluto farsi visitare. Cosa vuol dire? Fisicamente e psicologicamente violenta, empatia 0, incapacità di gestire il quotidino inteso come rapporti di lavoro relazioni e altro. La mia vita? botte da orbi e violenze psicologiche e verbali di ogni tipo fin da bambina. Grane legali di ogni tipo perchè perdeva il posto di lavoro, litigava con tutti. Io: relegata in casa nell'isolamento sociale più assoluto sentendomi rinfacciare anche il pane. Mio padre malmenato e distrutto. Quando avevo 20 anni se ne è scappata con un altro perchè mio padre ormai malato"per lei era un peso". Ho seguito mio padre studiato e lavorato per più di 10 anni. Poi sono rimasta sola ho lavorato e ho goduto di una vita che credevo ormai normale. Lei nel frattempo di nuovo vedova si risposava per la terza volta, girava il mondo e si è mangiata la casa al Casinò. Circa 10 anni fa la catastrofe: ho perso il lavoro sicuro che avevo per molestie. Mi stavo riprendendo quando lei ha deciso di tornare a vivere nella città dove abito io. E' ricominciato l'incubo. Si mangia fuori tutta la pensione, io sono anni che prendo antidepressivi per resistere alle sue violenze psicologiche che sono riprese più martellanti di prima. Laureata, master e specializzata fatico a trovare occupazione perchè lei si presenta sul mio posto di lavoro e riesce a litigare con miei capi e colleghi perchè, senza che nessuono, cioè io, glielo chieda, pretende di "insegnarmi" come si fa a ottenere soldi e riconoscimenti. Risultato : io perdo i posti. E' stata accusata, anche se poi assolta, per circonvenzione di incapace perchè "assisteva" una amica reduce da un gravissimo incidente e in cambio si faceva fare regali miliardari, vestito e via dicendo. Fuori per il rotto della cuffia si è tirata in casa una coppia extracomunitaria che fin dall'inizio si era presentata in maniera losca e poco affidabile. Ieri ho dovuto litigare per farli sbattere fuori. Nemmeno la polizia si è mossa perchè la casa è sua e se lei vuole ospitarli, in realtà aveva decisi di affittare il posto lett in nero, non erano affari miei. Con una piazzata ho coivolto i vicini che mi hanno appoggiata. Ho litigato col direttero di banca perchp, sempre per causa della mia inettitudine, chiedeva continui prestiti. Quel poco che prendo fino a pochi anni fa me lo mangiava fuori lei in vestiti, spese per andare a ballare e similari. "Quando avrai la mia età verrà il tuo turno adesso tocca a me" . Sapete quanti anni ho 45! Quando verrà la mia età e questo mostro uscirà dalla mia vita? Ora mi sto rivolgendo ad associazioni varie, assistenti sociali e medici per riuscire non a farla ricoverare o curare ma ad avere la capacità economica e mentale di allontanarla da me. So cosìè il bipolarismo ma con gli psicopatici cosa si fa? In giro ce ne sono tanti, Sono abili nel mimetismo e nella manipolazione altrui e non sono solo uomini che fanno i serial killer. Cosa si può fare?

Electric Ladyland ha detto...

Ciao e benvenuta. Ho letto con attenzione il tuo racconto e capisco la sensazione di impotenza che provi nel cercare di difendere la tua vita da tua madre.

In realtà anche la forma più grave di disturbo bipolare (esistono infatti il tipo I e il tipo II, uno più lieve, l'altro più severo) comporta psicosi, deliri, allucinazioni e, a seconda del carattere di base della persona e di altri fattori, presenza di derive aggressive e violente. Uno dei sintomi di questo disturbo è il dilapidare il denaro durante le fasi maniacali, oltre a condotte di vita rischiose in cui la persona può intrecciare rapporti con persone appena conosciute. In casi più gravi la persona può persino arrivare ad "autocurarsi" con l'alcol, in questo caso si è in presenza di due disturbi collegati, quello psichico e l'alcolismo. Molte persone affette da patologie psichiche gravi non curate in cui si manifestano psicosi possono essere molto manipolative e abili anche a mascherare in parte il disturbo nella vita di tutti i giorni.

Nelle relazioni con i figli le manipolazioni psicologiche si fanno piuttosto delicate per via della natura spesso 'gerarchica' del rapporto ed è quindi molto difficile da adulti affrancarsi, ma non impossibile.

Come tu stessa scrivi, devi assolutamente allontanare tua madre da te. Purtroppo, almeno per quella che è la mia esperienza, quando un genitore non accetta le cure o, pur accettandole, non è in grado o non vuole rispettare i nostri confini e continua ad invaderli, le uniche strade percorribili sono il cambiare città e, nei casi in cui i rapporti sono gravemente compromessi, evitare di fornire i propri recapiti, telefono, indirizzo di casa e del posto di lavoro. Sono misure drastiche ma inevitabili se si vuole continuare a vivere e il proprio genitore non ce lo permette.

Ovviamente come figli si vorrebbe che il proprio genitore venisse curato e poter avere un rapporto normale con lui/lei, ma quando non se ne ha la possibilità dobbiamo preservare la nostra salute (o quello che ne resta) e provvedere, se necessario, anche a intraprendere un percorso terapeutico con uno psicologo per riprenderci dai traumi subiti e ritrovare il nostro equilibrio.
Questo non significa che si deve sempre per forza tagliare tutti i ponti con la famiglia, ma che prendere le dovute distanze e tutelarci è fondamentale per riprenderci e in secondo momento, se e solo se ce la sentiamo, aiutare il proprio genitore quando si troverà in difficoltà.

Se poi la situazione diventasse davvero ingestibile e i danni provocati fossero molto gravi, rimane l'interdizione, un provvedimento però estremamente severo che comporta l'intervento di un giudice e di un tribunale e che non sempre è applicabile perché si tratta di stabilire fino a che punto una persona è incapace di intendere e di volere. E' inoltre un provvedimento che affrontare come figli è molto doloroso, ma purtroppo l'unico che la legge attualmente prevede in Italia per i casi molto gravi in cui il paziente, inconsapevole della propria malattia, può nuocere a sé e agli altri.

Un abbraccio e coraggio per tutto!

Anonimo ha detto...

Io credo che mia madre non sia affetta da bipolarismo vero e proprio ma da ciclotimia - comunque mai diagnosticata. Un inferno e ce le ha fatte pagare tutte in famiglia. Me ne sono andata all'estero perché tanto non si vuole curare - per fortuna ha un compagno che la calma. Comunque gli anni dell'infanzia e dell'adolescenza sono stati perduti e affrancarsi è davvero molto difficile, come il non farsi "contagiare" dalla malattia. Sappiamo bene tutti che è difficile poter avere una vita normale con una persona così in casa.
Coraggio a tutti - Lucia

Electric Ladyland ha detto...

Ciao Lucia, grazie mille per il tuo messaggio.

Sì, è difficile (ri)costruirsi una vita normale dopo tanto dolore, ma giorno dopo giorno, con tutto l'aiuto che ciascuno di noi riesce a trovare nei libri, nelle persone che ci amano, nel sostegno professionale di uno psicoterapeuta e in mille altre risorse che ciascuno di noi può scoprire e mettere in pratica (una passione come la scrittura o l'arte o la musica o le passeggiate nella natura, un lavoro che ci appaghi, l'amore per gli animali, e così via) possiamo scoprire che il nostro vissuto, oltre al dolore, ci ha donato la resilienza, la capacità di rinascere ogni volta più forti, nonostante le nostre inevitabili, profonde fragilità.

Un abbraccio anche a te e grazie per essere passata di qua e aver scritto.

Anonimo ha detto...

Anonimo, l'unica cosa da fare in questi caso è prendere la valigia andare all'estero e rifarsi una vita. Io l'ho fatto e ora ho una vita normale.

La mia mi rubava i vestiti e li nascondeva oppure me li ridava completamente rotti (io indosso la 38 e lei la 44).

Grazie per il tuo messaggio blogger!

Lucia

Anonimo ha detto...

Ho trovato questo Blog, in rete..ringrazio infinitamente e con stima la persona che ha deciso di fondarlo, dedicandolo a persone che meritano la felicità, NOI figli di persone bipolari, che nemmeno loro hanno colpa. Alziamoci, e guardiamo il cielo che è bello. La vita ci ha fatto vedere la sua dura lezione molto presto, ora scopriamo quello che ci ha nascosto ( forse per farcelo cercare? :D ). Un abbraccio a tutti, grazie, Marina

Electric Ladyland ha detto...

Grazie di cuore, Marina! Le tue parole sono un bellissimo regalo per il mio blog!

Ricambio con affetto il tuo abbraccio,
Stefania.

MaRy Colo ha detto...

Io ormai non ho più parole.. so solo che non ce la faccio più a sostenere questa situazione.. :"(

MaRy Colo ha detto...

sono troppo stanca non ce la faccio davvero più...tutta la famiglia è sparita da una vita.. mia nonna, l'unica su cui potevo contare, è morta agli inizi di dicembre... è dura.

Electric Ladyland ha detto...

Ciao Mary,

capisco quanto sia dura, oltre al peso di una situazione del genere, dover affrontare anche la perdita di una persona così importante per te. Ci si sente davvero molto soli, ma qui, in questo piccolo spazio, non lo sei.

Ti abbraccio forte,
Stefania.

Anonimo ha detto...

vi porto la mia testimonianza.
Mia moglie ha avuto una diagnosi di disturbo bipolare nel 2007; da due anni, con diagnosi di disturbo depressivo maggiore ricorrente, era stata collocata in pensione, su sua richiesta (le è stata riconosciuta la dipendenza da causa di servizio per via giudiziale). In concomitanza con la diagnosi di disturbo bipolare, ha cominciato a manifestare disordini nel comportamento affettivo (spinti fino al tradimento conclamato), alimentare ed economico (spese folli). Nel tempo, ha alternato fasi chiaramente depressive a fasi maniacali con scoppi d'ira anche violenti, sia contro di me che contro il figlio (che oggi ha 20 anni); in più occasioni ero stato sul punto di separarmi, ma la coscienza e la sofferenza di mio figlio mi hanno sempre indotto a soprassedere. Rifiutava le cure, per anni ha cambiato psichiatra fino a che non ha rifiutato di andare anche dal medico. Nel frattempo, insisteva con la ricerca di un suo ex partner, dandomi contemporaneamente la colpa di essere intervenuto per interrompere quella relazione. Prometteva di rovinarmi la vita, minacciava il suicidio, telefonava ai miei colleghi descrivendomi come capace di ogni nefandezza. A febbraio non ce l'ho fatta più: dopo che il figlio aveva scoperto per l'ennesima volta la sua ricerca dell'ex partner, e dopo che aveva dato in escandescenze con lui e con me per una mia trasferta di lavoro, ho deciso di separarmi. Ho accettato di fare una separazione consensuale nel mese di maggio; dopo la separazione, lei dapprima ha tentato di persuadermi a soprassedere (era rimasta in casa, nell'attesa di trovarsi un alloggio, come da accordi); nel frattempo telefonava al suo ex e il figlio -che ormai non la sopportava più- la scoprì di nuovo. Da allora, il suo atteggiamento è diventato violento e aggressivo: è arrivata a ferire più volte sia me che il figlio, l'ultima volta svegliandomi dal sonno e mordendomi sul braccio fino a farmi sanguinare. Ora è ricoverata in spichiatria: i suoi parenti se ne sono lavati le mani appena hanno saputo che non avrei tollerato che dissipassero i suoi soldi. Resta da vedere come potrà essere il suo futuro, anche perchè si sospetta che, più che di sindrome bipolare, lei soffra di disturbo borderline. Non credo che potrà tornare a vivere con me, anche perchè la sua collera nei confronti miei e del figlio è incontrollabile; nemmeno può vivere da sola, almeno in queste condizioni. La psichiatra dell'ospedale sta valutando il da farsi. Non so se anche a qualcuno di voi è capitata qualche situazione analoga, leggerò volentieri le vostre testimonianze.
Gipi

Anonimo ha detto...

Ciao,

pure io presa dall’angoscia sono arrivata fin qui. Io non lo se mia mamma e’ bipolare ma credo di si.

A 11 anni durante le vacanze natalizie mi ha fatto andare da mia zia in un’altra regione e quando papa’ e’ venuto a prendermi mi ha portato in un’altra regione ancora. Lei durante le vacanze si era trasferita li’, per correre dietro a un uomo. Non me lo avevano detto per non agitarmi.
In un attimo mi sono trovata in un’altra casa, un’altra scuola, un’altra vita che lei pretendeva io accettassi senza replicare.
E’ durata un anno,poi lui l’ha lasciata e lei e’ tornata da mio padre. Tempo due mesi si e’ innamorata di un altro uomo e sono stati anni di ansie sue, assenze, pianti..finche’ dice ha chiuso per lui, perche’ si rendeva conto che non seguiva piu’ la famiglia.
Da allora in casa e’ stato sempre un susseguirsi di coliche sue, tristezze, colpevolizzazioni di mio padre,lui che le ha rovinato la vita con i suoi comportamenti sbagliati.
Si chiudeva in camera i giorni.

Nonostante cio’, sono riuscita a vivere una storia di amore mia lunga, poi finita e altre ancora come e’ giusto a 25 anni.

Lei mi ha anche permesso di andare all’universita’ di andare a studiare a londra, ovviamente pero’ al minimo litigio sempre rinfacciati.
Lei per me sognava una grande carriera, mi diceva sempre di non sposarmi.

Lei mi ha sempre detto, urlato rinfacciato che non si era separata a causa mia e di mio fratello per farci stare bene economicamente, e che per questo ha sopportato mio padre,.

A 33 anni ho finalmente trovato casa, me ne sono andata,ma lei ha interpretato il tutto come una ulteriore separazione da mio padre e pretendeva di vivere con me due settimane al mese circa.

Poi ho conosciuto un ragazzo sono andata a vivere con lui e dopo 2 anni mi sono sposata e lei..li’ e’ entrata in una depressione che l’ha portata a comperare casa sotto il mio appartamento. Diceva che si era trasferita li’ per amor mio..
Ho avuto due bimbe che lei adora e sulle quali ha riversato il suo amore, quell’amore che a mio avviso ha tolto a me perche’ “l’ho tradita” sposandomi. Mi dice spesso che l’ho lasciata sola con mio padre…che colpa che ho!

Mi accusa di aver voluto la “famiglia del mulino bianco”. Io volevo solo una famiglia. Sapevo quello che NON volevo, non volevo una famiglia come la mia, volevo la serenita’ un marito che mi amava e dei figli da non tormentare.
Certo non ho fatto carriera, non ho realizzato le sue aspettative.

Da quando sono sposata 11 anni appena dico qualcosa e’ guerra aperta, non posso dire nulla che lei si ammala..si fa salire la pressione. Prende un mare di medicine, ha mille disturbi malori, che imputa tutti al fatto che non e’ tranquilla non e’ rilassata spesso a causa mia.
Appena apro bocca lei sta male, possibile che dico sempre le cose sbagliate??

Ha 78 anni mi fa impazzire da quando ne avevo 11 da quando mio padre mi venne a prendere per portarmi in quella nuova casa, e lei mi disse “ora se qui con me, hai sempre fregato tuo padre a me non mi freghi”.

Non so se si tratta di bilorapismo. Ma quando si arrabbia con me e mi insulta, poi’ dopo 2 o 3 giorn e’ come se non fosse accaduto nulla e poi si ricomincia.

Ha cambiato casa non so neanche io piu’ quante volte.
Mio padre nonostante tutto, la difende dice che quando e’ aggressiva di lasciar perdere che dopo 3 giorni le passa.

E’ vero, forse e’ cosi’ ma come si fa a dimenticare gli sms che manda di continuo “sei una serpe, una povera stupida, una falsa”.

Io non riesco, ci sto male e sinceramente mi fa molta impressione e paura.

Grazie.

Anonimo ha detto...

Il mio ex fidanzato soffre da tanti anni di sindrome maniaco depressiva bipolare e disturbo ossessivo compulsivo e non è mai stato facile stargli accanto. Ho cercato di sostenerlo per circa 20 anni e ci sono stati periodi in cui era piacevole avere a che fare con lui mentre in altri periodi le crisi esplodevano con scatti d'ira e mi diceva delle cose terribili. Nonostante ciò gli sono stata accanto a lungo poiché mi dispiaceva per lui. Ci siamo lasciati e rimessi insieme parecchie volte ma non ho mai avuto il coraggio di sposarlo perché le ricadute sono periodiche e penso sia davvero difficile avere una famiglia considerando la sua situazione e il fatto che nei primi anni della nostra relazione ha cambiato diversi lavori finchè ha smesso di lavorare perché non ce la faceva. Va da uno psichiatra da anni e qualcosa è migliorata ma quando è in fase acuta mi telefonava anche fino alle 2 del mattino e cercavo di tranquillizzarlo. Purtroppo quando sta male dice cose orribili e io so che è la malattia che parla al posto suo. Poi si pente e io sono sempre stata al suo fianco(anche sostenendolo economicamente), poi si passa un periodo decoroso finchè tutto ricomincia. Sembra di stare sulle montagne russe. Questo fino a qualche tempo fa in cui mi disse che io non lo avevo mai aiutato e che io ho dei problemi perché non avevo mai veramente voluto farmi una famiglia con lui, ecc. finchè ha detto che non mi avrebbe più cercato ( e una parte di me si è sentita sollevata, nonostante l'affetto e il senso di perdita per averci investito una parte della mia vita e di speranze per un futuro insieme perché a lui ci tenevo davvero). Il giorno dopo mi ha telefonato diverse volte scusandosi ma gli ho ricordato la sua intenzione di stare separati e da allora non mi ha più chiamato. Non so quanto durerà e spero davvero per lui che riesca a stare meglio, magari questa separazione lo aiuterà e spero che aiuti anche me a cercare di metabolizzare le cose che mi ha detto perché so che in fondo non le pensa veramente anche se sono state decisamente sgradevoli. Lo perdono perché è una persona malata e sofferente. Ma non voglio più continuare con questi alti e bassi suoi che a lungo andare mi stanno sfinendo. Auguro a tutti i parenti e amici di persone con questa patologia tanta pace: ne abbiamo bisogno. Kikki

Electric Ladyland ha detto...

Benvenuti Gipi, Anonima e Kikki... ho letto le vostre storie e desidero ringraziarvi per aver scelto questo blog per raccontare un po' di voi.
Spero che possiate trovare un po' di conforto nelle testimonianze degli altri e qualche indicazione utile nei post e nei link alle associazioni che si occupano di familiari di pazienti psichiatrici che ho inserito nel blog.
C'è in particolare l'associazione Progetto Itaca che ha diverse sedi in Italia e prevede, fra le altre cose, la possibilità di richiedere sostegno tramite telefono o chat. Sfogliando il mio blog troverete tutti i riferimenti per mettervi in contatto con loro.

Un abbraccio forte a tutti, con l'augurio che voi e le vostre famiglie possiate trovare al più presto la serenità che meritate.

Stefania.

Anonimo ha detto...

Stefania grazie.Sono l' anonima del 31 luglio. Purtroppo ancora oggi parola sbagliata mia crisi sue.Purtroppo continua con le sue fissazioni. L'ultima e' che vuole fare liposuzione al seno a 79 anni. La mia consolazione e' cercare di essere una mamma diversa. Speriamo
Grazie ciao

Vale ha detto...

Ciao a tutti, mi chiamo Valeria e anche io sono figlia di una madre bipolare. la mia infanzia e la mia adolescenza sono state spazzate via dalla malattia di mia madre, che ha sempre rifiutato le cure e a 19 anni me ne sono andata di casa.Solo ora che ho 33 anni ,dopo anni di psicoterapia, ho realizzato che lei va aiutata e seguita e purtroppo mi sto scontrando con indifferenza e cavilli burocratici, ma lentamente le cose si muovono. Vi ringrazio per aver condiviso le vostre esperienze, mi fanno sentire "meno sola" perchè credo che si possa comprendere veramente questo dramma solo avendolo vissuto.grazie Valeria

Electric Ladyland ha detto...

Grazie a te, Valeria!

Un abbraccio,
Stefania.

Anonimo ha detto...

Mia madre si è ammalata dopo la mia nascita. Ci ho messo 22 anni per non sentirmi più in colpa, pensavo che se non fossi nata, lei forse non si sarebbe ammalata. Anni e anni di terapie, di personalità multiple, isteriche e violente. La paura di venire uccisa nel sonno, la voglia di scappare, anche a piedi nudi , col pigiama nella notte, il più lontano possibile da quello che non era più mia madre ma un mostro. Anni di dolore, di disagi, di segreti per salvare l'apparenza, un solo ricovero e poi per qualche tempo era come una larva, apatica, immobile. Di nuovo cambio di terapia e arriva la sua personalità più forte con tanto di nome e cognome a dirmi che sono promessa ad un uomo ricco e che lei è stata adottata. Vado via per studiare, per lavorare, via da lei. Le voglio bene ma mi soffocava. Non ho vissuto per troppi anni, ho detto basta. Tanti sacrifici per respingere i dolori del mio cuore, per trovare un mio equilibrio per non stringermi una corda attorno al collo e dormire per sempre. Poi arriva l'uomo della mia vita, rinasco dopo storie sbagliate e tanto dolore. Il prossimo anno mi sposo ma lei delira e non lo accetta. Minaccia il mio futuro sposo e dice cose prive di senso. Preferisco la sua assenza al mio matrimonio che la sua presenza con la paura di cosa possa accadere. Prima non l'avrei detto ma ora vorrei che stesse in qualche struttura, sorvegliata e lontana da me, perchè io voglio un figlio e ora ho paura,paura come quelle notti che progettavo di scappare per il timore di venire uccisa da lei.

Anonimo ha detto...

Spinta dalla disperazione delle 4 di mattina mi sento meno sola ora che ho scoperto questo blog!e mi rendo conto solo ora che ho sofferto come un cane e ho una vita orribile e ingiusta per colpa della sua malattia mentale che non ha mai voluto curare e di cui nessun parente si e' mai interessato. 10 anni fa poi mori' mio padre e da quel momento e' stata la fine. posso dire che mi ha distrutta.
ora non so cosa fare della mia vita, vivo fuori casa grazie a una borsa di studio ma non voglio studiare vorrei lavorare (cosa che ho gia' fatto) ma lei mi mette addosso mille paure e ansie e cosi' mi tiene bloccata.. passo momenti in cui quei pochi amici che sono riuscita a farmi mi consolano talmente tanto con il bene che mi infondono che riesco quasi a dimenticare quella realta'... ma ci sono periodi come questo che sto passando ora che mi sento infinitamente sola, esaurita, non ho proprio voglia di vivere.

Electric Ladyland ha detto...

Per "Anonima dell'11 dicembre": benvenuta, grazie per aver condiviso con noi la tua storia. Il tuo coraggio, la tua forza e la tua volontà di vivere sono di esempio.

Auguro a te e al tuo futuro sposo la felicità che meritate e la serenità per prendere le decisioni giuste per costruire, insieme, la vostra nuova famiglia.

Un forte abbraccio, Stefania.

Electric Ladyland ha detto...

Per "Anonima del 18 gennaio": benvenuta, spero che leggere le nostre storie possa averti dato un minimo di conforto. Comprendo lo stato in cui ti trovi in questo momento, ci sono stata per lungo tempo e credevo che non ce l'avrei mai fatta a tornare a sorridere, a godere della vita ogni giorno. Ero senza forze, senza speranza, "esaurita", come scrivi tu... Mi sono anche colpevolizzata per questo, vedendomi e sentendomi debole, svuotata, incapace di reagire, io, che ne avevo passate così tante e avevo sempre lottato come un leone! Poi, documentandomi, ho capito che lo stato di spossatezza, debolezza e assenza di prospettive era frutto dello stress fisico ed emotivo che le complesse vicissitudini familiari avevano causato e del fatto che non ero consapevole di come prendermi cura di me e come dosare/riequilibrare le mie energie.

L'anno passato sono stata male fisicamente, niente di grave per fortuna, ma quel tanto che è bastato a darmi lo "scossone" di cui avevo bisogno per chiedere aiuto professionale e rimettermi in sesto. Con l'aiuto di una terapeuta ho ripreso il lavoro su me stessa per individuare i miei bisogni e trovare in me le risorse per soddisfarli, un passo dopo l'altro, imparando la pazienza e ad amare quelle fragilità che non ho mai sopportato ma che sono - anche - la mia forza.

Oggi posso dirti che, anche se il lavoro per migliorare è ancora lungo, sono davvero felice dei risultati ottenuti, che non mi aspettavo.

Ognuno ha il proprio percorso, diverso da quello di tutti gli altri, ma riprendersi la vita è possibile, con tanta pazienza, coraggio di chiedere anche aiuto professionale, e amore per se stessi che si può coltivare e nutrire con il tempo.

Hai degli amici meravigliosi, questo vuol dire che dentro di te hai tante risorse preziose che non devi dimenticare anche nei giorni più neri.

Un abbraccio di cuore!
Stefania.

Anonimo ha detto...

Ciao a tutti, mi chiamo Viola. Rivedo nelle vostre storie molto della mia. Mia madre si è ammalata..non so quando. Ma fin quando ero bambina era violenta con me, paranoica fino all'assurdo. Sono cresciuta in un clima molto rigido dove noi figli dovevamo dare e scusarci continuamente se avevamo problemi, tacere, e vivere nel delirio di mia madre e fare quello che voleva mio padre. Mia madre mi ha fatto molto male negli altri, e quando ha smesso di usare le mani è passata alle parole: parole pazzesche, terribili, da andare fuori di testa. Non sono riuscita ad andarmene via di casa. E' riuscita a farmi ammalare sul serio, a portarmi oltre ogni nuova soglia della pazzia. I servizi sociali non hanno fatto niente, nessuno mi ha aiutato, i suoi psichiatri del CIM se ne sono fregati. L'unica situazione di svolta è stata quando mi sono rivolta ad uno psichiatra privato, e, dopo avergli parlato ho convinto mia madre a farsi visitare. Abbiamo provato diverse terapie e finalmente trovato la cura giusta; l'inferno è finito.
L'inferno è finito, ma non i segni di quando tutto questo ha scatenato in me: io porto ancora le ferite che dovrò curare a lungo. L'inferno è finito, ma mia madre, che prima era maniacale, ha perso gran parte dell'interesse che aveva nei confronti della vita. Sembra una persona completamente diversa, è molto cambiata. A volte mi sento in colpa perchè mi sembra di averle portato via i suoi interessi, la sua esuberanza, la sua vita.. Ma poi penso a tutto al male che mi ha fatto e penso anche che ho diritto a vivere un po' di serenità. Grazie a tutti per avermi letto. Viola

Electric Ladyland ha detto...

Benvenuta Viola, grazie a te per esserti raccontata. Spero che col tempo il senso di colpa possa attenuarsi sempre di più fino a svanire... Non siamo noi responsabili della malattia dei nostri genitori né è compito nostro curarli, ma dei medici e delle giuste cure. Adesso pensa soprattutto a te stessa e alla tua vita. Come scrivi anche tu, è un tuo diritto essere felice.
Ti abbraccio.

Anonimo ha detto...

Salve a tutti, sono arrivata a leggere questo post proprio perchè avevo bisogno di cercare parole di conforto in rete. io come molti di voi sono parente di una persona che soffre di disturbo bipolare. penso che mia madre si sia ammalata da prima che io nascessi anche se solo con gli anni è venuta fuori questa malattia che continua tutt'oggi a peggiorare. ho 18 anni e in questi giorni, essendo a casa da scuola per il ponte mi ritrovo a dover stare tutta o grandissima parte della mia giornata in casa. vi assicuro che è stato ancora più stressante dell'andare a scuola, è un incubo che finirà solo lunedì. purtroppo mia madre si impunta su di me e mi fa fare qualsiasi genere di lavoretto, qualsiasi cosa. diventa stressante. dall'andare a prenderle un cuscino, al cercarle il telefono che non trova e a sentire perennemente le sue lamentele riguardo a quanto è brutta la vita. penso che le sue crisi durino per qualche giorno, a volte per una settimana e diventa difficile per me avere speranza quando mi sento opprimere in qualsiasi modo. mio padre è presente ma appena si gira, non c'è anchesolo per una mezzora per me diventa un incubo. in questi giorni tutte le mie amiche (che non sono tante proprio perchè ho limitazioni anche nel poter sviluppare le relazioni a causa di mia madre) sono via e io sto iniziando a deprimermi. finirà mai questo incubo? riuscirò ad essere felice in un futuro anche molto lontano?

Electric Ladyland ha detto...

Ciao, benvenuta... mi sono riconosciuta molto nella situazione che hai descritto. Anche per me la malattia di mia madre ha significato non poter più invitare le amiche a casa e avere parecchie difficoltà relazionali. Stessa cosa per i giorni liberi da scuola, per me volevano dire spesso ritrovarmi a stretto contatto per moltissime ore con mia madre e una malattia difficile da affrontare senza gli strumenti adeguati, soprattutto in un età cruciale, come quella dello sviluppo, in cui ancora non abbiamo sviluppato i necessari anticorpi contro un bombardamento psicologico insidioso che contrasta con la voglia di vivere non soltanto del paziente, ma anche di chi gli sta intorno.

Riuscivo a star meglio cercando il più possibile di trascorrere il tempo fuori casa... quando non c'erano gli amici, mi rifugiavo in un posto che mi piaceva e in cui potevo ricaricarmi di energia positiva e buttavo fuori, scrivendo, tutte le emozioni che avevo dentro.

Chiedi se finirà mai l'incubo... Purtroppo, se leghiamo la risposta al decorso della malattia mentale del genitore rischiamo di condannarci a dipendere dalle altalene del suo disturbo, se questo non viene adeguatamente curato con regolarità, tramite farmaci e psicoeducazione. La cosa che per me è stata - ed è tuttora - importante imparare è come costruire in me un nucleo accogliente a cui attingere le risorse per essere felice, indipendentemente da cosa accade esternamente. Una delle qualità che molti di noi spesso sviluppano in queste circostanze è la resilienza, la capacità di rialzarsi più forti di prima dopo una difficoltà e traendone anche preziosi insegnamenti per il futuro.

Come si può potenziare/sviluppare questa capacità? A volte può essere necessario un aiuto professionale, di un terapeuta con cui stabiliamo un rapporto di fiducia ed empatia. Ci sono periodi in cui diventa difficilissimo persino chiedere aiuto, eppure sono proprio quelli i momenti in ci è più necessario! Aprire il nostro cuore con una persona di fiducia, meglio se esperta, può davvero salvarci la vita. Almeno, per me è stato così.

Ti abbraccio fortissimo.

Elena ha detto...

Ciao a tutti!
Mi sono ritrovata in ciascun commento letto, ognuno di voi ha vissuto qualcosa che purtroppo mi appartiene a partire dall'esperienza di un'infanzia rovinata dalla malattia ( bipolare) di mia madre.

Ero piccolina, i miei genitori si erano separati e per circa 3 anni ho vissuto a stretto contatto con lei, da sola con lei e la sua malattia senza che nessuno si occupasse di noi, nè mio padre si informasse per sapere se stavo bene o no con l'ormai sua "ex moglie" ( troppo egoista lui e interessato solo a rifarsi la sua vita con la nuova "amica" ). Mio padre, come da accordi con il giudice, mi veniva a prendere durante qualche weekend e mi portava dalla sua nuova compagna. Non ricordo che mi abbia mai chiesto come mi trovassi con la mamma, se stavo bene, se lei era tranquilla...
E anche i parenti che vivevano più vicino, intuivano che lei era tipo depressa o qualcosa di simile, ma non osavano fare nulla, anche per vergogna.
Solo dopo tre anni ( di paure e incubi, mia madre parlava da sola, sentiva le voci, delirava e faceva cose strane per strada, con la gente ecc..e io piccolina le dicevo di stare tranquilla e le porgevo la sigaretta perchè mi sembrava che fosse utile per calmarla)...solo dopo 3 anni qualcuno ha parlato e il giudice mi ha affidato a mio padre.
Mio padre ovviamente non è stato in grado di crescermi con serenità e mi ha creato molte paure e insicurezze che oggi mi porto dietro e manifesto ad esempio in ambito lavorativo.
Dopo anni in cui mia madre è rimasta da sola, in uno stato catatonico, sempre a letto. Mi sono decisa a prenderla a vivere con me all'età di 27 anni. Poi mi sono sposata e le ho comprato casa vicino a dove abito.
Dopo periodi altalenanti, ma sotto controllo ( chiaramente noi, figli di bipolari, siamo abituati a gestire i loro atteggiamenti e riusciamo a contenere anche bene le loro stranezze, proteggendoli ecc.. Non dando nell'occhio ad esempio nei negozi..coprendo le loro "marachelle" intervenendo al posto loro..), ultimamente è scoppiata una nuova fase maniacale, dopo che ha saputo che sono incinta. Gli eventi li scombussolano talmente tanto che perdono l'equilibrio ( quel minimo che hanno) e vanno letteralmente fuori di testa: acquisti di impulso, rubare nei negozi, parlare male di tutti, alzare la voce...farsi sbattere fuori dai negozi. Augurare l'aborto un giorno si è l'altro pure.
È dura.
Perchè pensi: quando cavolo finirà tutto questo???

Adesso l'ho ricoverata ( grazie all'aiuto della psichiatra) in ospedale nel reparto psichiatrico dove la terranno una quindicina di giorni per diminuire l'euforia, calmarla. Ma mi hanno già anticipato che non si potrà curare definitivamente, che ormai alla sua età c'è poco da fare.

La mia domanda ora è questa: dopo il ricovero in ospedale, cosa devo fare? Meglio metterle una persona a casa che la segua tipo OSS/ badante e che le faccia sia compagnia che la segua con le medicine. Oppure meglio trovare una struttura gradevole dove lei possa passare almeno qualche mese intanto per essere seguita nella terapia, ma dove possa socializzare ecc...qualcuno conosce queste strutture? Mi saprebbe indirizzare?

Intanto vi ringrazio!! Vi sono vicina e vi capisco perfettamente. Tanta pazienza e un pò di ironia alle volte serve..e riderci su, prendersi in giro..( impossibile...e lo so..io ogni tanto ci provo, anche per l'amore che provo nei confronti di mio marito e del piccolino che cresce dentro di me. Ma è dura! Lo so :(

Anonimo ha detto...

Buon giorno a tutti,
nelle vostre parole rivedo la mia storia.. Scopro così, purtroppo, l'essere figlia di madre bipolare è una condizione non rara.
Vi contatto per chiedere un consiglio..
Mamma è malata da diversi anni, non ha mai avuto lunghi periodi stabili.
attualmente è stata ricoverata in una clinica, tuttavia dalla fase depressa è passata a quella maniacale. I medici la vedono 'moderata', quindi l'hanno dimessa da poco. Io mi ritrovo, come sempre, a dovermi difendere. Per lei sono l'antagonista, il problema da eliminare. Questo la porta ad essere aggressiva con me; spesso ho paura che vada oltre i semplici schiaffi ed insulti.
Il resto della famiglia cerca di proteggermi, ma non sono onnipresenti.
I medici per la maggior parte delle volte non mi ascoltano/credono. Non sono io la malata.. però pago tutte le conseguenze della situazione.
Come posso far valere la mia voce?!
Io non desidero che lei venga sedata completamente, ma neanche che sia così sfrenata, aggressiva, iperattiva..impulsiva!
Continuo a chiedere a gran voce di prevenire la situazione prima di sfiorare, ancora, la tragedia.
Se avete buoni consigli.. non aspetto altro. Sono stanca di vivere nel terrore..
Grazie a tutti..

Electric Ladyland ha detto...

Per Elena:

ciao, benvenuta! Grazie di cuore per esserti raccontata qui. Non dev'essere facile per te in questo momento, vivere la tua gravidanza e, contemporaneamente, avere la preoccupazione per tua madre che sta male e il non sapere come proteggere te e la tua nuova famiglia dalla sofferenza. Ti capisco... Personalmente non conosco strutture specifiche... Potresti provare a chiedere informazioni a qualche associazione. Segnalo anche a te le due che mi vengono in mente (ce ne saranno sicuramente molte altre, se qualcuno le conosce e volesse segnalarcele è il benvenuto!): Progetto Itaca (http://www.progettoitaca.org/) e Arap (http://www.arap.it/). Spero possano aiutarti in qualche modo!

Ti abbraccio forte e ti faccio tanti auguri per la tua gravidanza,
Stefania.

Electric Ladyland ha detto...

Per "Anonima del 29 aprile":

ciao, benvenuta anche a te. Mi dispiace molto per la situazione che stai vivendo... Capisco perfettamente il disagio che descrivi, il non essere creduta/ascoltata dai medici e tutto il resto, ci sono passata ed è stato terribile. Per me fu utile munirmi di tutte le cartelle cliniche pregresse (non avevamo alcuna documentazione in casa), che ho potuto recuperare facendo firmare a mia madre le deleghe per richiederle mentre era ricoverata in spdc. Feci il giro di tutte le strutture in cui era stata ricoverata e finalmente ebbi in mano qualcosa che provasse a tutti gli effetti il suo stato di salute. Utilissimo farne anche più copie, per poter avere anche una chiara ricostruzione della storia clinica del paziente. Non tutti lo sanno, ma si può richiedere la copia anche della cartella clinica relativa alle cure seguite presso il Centro di Salute Mentale di zona.

Per quanto riguarda la situazione che ti trovi a vivere in casa, è difficile per me darti un consiglio. Se però rischi la tua incolumità, cerca, se possibile, di trovarti una sistemazione alternativa al più presto.

Eventualmente valuta anche la possibilità di avvalerti di un supporto legale per capire come poterti tutelare senza rischiare di porti in una situazione pericolosa o di peggiorare le cose. So che alcuni si sono rivolti all'Arap per indicazioni in questo senso, puoi provare a contattarli e chiedere loro come poterti muovere: http://www.arap.it/

Un abbraccio fortissimo.

Anonimo ha detto...

Ti ringrazio per le tue parole e soprattutto per la tua attenzione. Non nascondo che cercavo anche un po' di conforto..
Quello che non comprendo dei medici, della prassi, è che loro hanno in mano tutte le cartelle di mia madre, tutto il trascorso ricco e dettagliato. Tuttavia ad ogni episodio 'alto' sembra si riparta da zero.
Lei è molto lucida con i medici o le persone esterne, in casa diventa un'altra. Mi chiedo se devo ricorrere alle riprese video o sonore per avere delle prove. Anche se mi sembra assurdo e poi non è così semplice.
La sua esuberanza si manifesta in spese eccessive, acquisti compulsivi, discorsi logorroici, invadenza, aggressività verbale e non.. tutti elementi che io so riconoscere come patologia. Perché i medici invece gli danno poco peso? bisogna sempre aspettare la tragedia? il limite?
Non lo accetto..
MI dicono di chiamare il 118, ma cosa posso dire all'operatore? 'mamma urla perchè vuole dei soldi e mi insulta..' Io penso che con una chiamata del genere non verrei considerata.
Mio padre spesso l'accontenta pur di non sentirla, mio fratello è al limite della sopportazione. Nel concreto però è tutto gestito da me.. tutta la famiglia grava su di me, da sempre. Sono molto stanca.. vorrei gettare la spugna, perché mi è stata tolta l'adolescenza la serenità ed ora sento che cede anche il fisico. Mi sento consumata e vorrei tutelarmi da questo incubo, non voglio affondare con la malattia!
Perdonate tutti questo sfogo, magari poco chiaro, ma è la prima volta che posso parlare con chi comprende..
Un saluto sincero a tutti voi..
Grazie
Chiara (anonima 29 aprile..)

Electric Ladyland ha detto...

Cara Chiara, non scusarti affatto, il tuo sfogo è sacrosanto e mi rivedo in ogni singola parola che hai scritto. E sono certa che, purtroppo, molti altri vi si riconosceranno... E' una condizione comune a noi figli, quella di non essere ascoltati/creduti, la doppia faccia del genitore che all'esterno si comporta in maniera completamente diversa da come agisce dentro le quattro mura di casa ed ho pensato tante volte anch'io di dover ricorrere a riprese audio o video per farmi ascoltare. Ed è francamente assurdo, dato che non per nostra scelta diventiamo caregiver (con tutte le responsabilità e gli oneri che questo comporta, soprattutto in termini di salute psicofisica!) e ciononostante siamo tenuti spesso ai margini del percorso terapeutico.

Diciamo che l'avere in mano tutte le cartelle cliniche di tua madre, come ti scrivevo nel commento precedente è più una tutela per noi (anche nel caso di mia madre i medici sapevano benissimo i suoi trascorsi), perché ci permette di impugnarle a mali estremi e farci valere di più. Almeno, per me, è stato così. Soltanto arrabbiandomi (rimanendo però nei limiti, per evitare di passare dalla parte del torto) ho potuto ottenere qualcosa, dato che la tendenza di molti era di lavarsene le mani...

Per quanto riguarda il 118, ahimé, ti capisco anche in questo caso molto bene. Purtroppo chi risponde al telefono molto spesso non è competente in ambito psichiatrico e persino il medico che eventualmente inviano con l'ambulanza per tentare il TSO (se mai lo ritengano oppotuno) il più delle volte non è uno psichiatra. Io dovetti litigare per telefono con l'operatore del 118 che non voleva inviarmi nessun medico e, per tutta risposta, mi disse che se non mi fossi calmata il TSO lo avrebbero fatto a me!

Non so indirizzarti purtroppo verso una soluzione riguardo a tua madre, ma da figlia che ha condiviso un incubo simile al tuo, posso dirti con tutto il cuore che, per quanto ci sentiamo morire dentro nel farlo, soltanto prendendo delle sane distanze (anche con un supporto psicoterapeutico per noi) dal genitore psicotico possiamo salvarci ed evitare di cadere nella stessa spirale. E' un percorso duro, lacerante e devastante, all'inizio, ma necessario.

Un abbraccio fortissimo,
Stefania.

Anonimo ha detto...

Dopo lunghe ricerche sul web, cercando di capirne di più sulla malattia terribile che sta rovinando la vita di mia madre e la mia da qualche tempo a questa parte, mi ritrovo su questo blog, e finalmente riesco a confrontarmi, anche solo virtualmente, con qualcuno che capisce. Già solo questo è un sollievo enorme...
Capisco ora di essere stata "privilegiata" rispetto ad alcune storie lette qua, perchè mia madre, a parte un episodio una quindicina di anni fa e quello che sta vivendo ora, non solo fa una vita normale, ma è la madre migliore che si potrebbe desiderare. Questo dall'altro lato rende molto destabilizzante la situazione che sto vivendo ora, perchè si è letteralmente trasformata in un'altra persona, che io non riconosco e che me la fa odiare. Ora capisco che quando si comporta così è la malattia a parlare, a farla essere aggressiva, cattiva, irragionevole, paranoica... non lei, la malattia. Ma quanta forza ci vuole a ripetersi, nelle crisi più tremende, "non è lei, è la malattia"? Al momento sto aspettando che si liberi un posto in ospedale per farla ricoverare, pare che dopo il ricovero si riprenda bene e in fretta (così è stato l'ultima volta, che io però non ricordo se non a tratti). Potrei scrivere per ore di tutte le cose più terribili che ho vissuto recentemente, ma non smetterei più questo interminabile sfogo... e allora concludo dicendo che è già un sollievo poter scrivere senza vergogna e paura di essere giudicata. Grazie infinitamente di aver aperto questo blog.

Electric Ladyland ha detto...

Ciao cara, e benvenuta. Sono felice che questo spazio ti sia stato d'aiuto. Ti mando un fortissimo abbraccio di incoraggiamento per questo periodo che stai vivendo. Comprendo perfettamente cosa provi e ti sono vicina.

Con affetto,
Stefania.

Anonimo ha detto...

ciao Stefania,mi chiamo Barbara
volevo innanzitutto ringraziarti per il tuo blog, credo che in casi come questi la condivisione, l'ascolto e il confronto siano gli unici mezzi che ci fanno sentire di non essere soli, e che ci permettono di andare avanti.
premetto che io non ho una madre bipolare diagnosticata ecco, se così posso dire, ma ha sofferto ( e soffre a tratti alterni)di depressione.
Tutto per lei è cominciato fin da bambina con un padre assente che pensava solo a lavorare e a guadagnare per paura di diventare povero, e una madre di "cultura contadina" che non capiva che si poteva soffrire anche di animo.
Non potendo studiare quello che voleva, è stata costretta a lavorare per suo babbo ( mio nonno) nella sua azienda; non le diede neanche un soldo quando si sposò, dovette pagarsi tutto da sola, non le comprò una casa per paura che se andasse e non lavorasse più per lui, e non ci pensò due volte a dimezzarle lo stipendio quando era incinta ( ha avuto tre figlie!!).
La cosa peggiorò quando mio nonno morì: mia madre si sente tanto in colpa ( probabilmente perchè aveva tirato un sospiro di sollievo) che entrò in depressione quando avevo dieci anni e per circa quattro anni andò avanti così.
Io e mia sorella maggiore, essendo per natura molto sensibili, abbiamo fin da subito, "percepito" il dolore che aleggiava nella nostra casa e senza rendercene conto ne siamo state vittime. L'assenza di nostra madre per quei quattro anni, e i suoi continui sbalzi di umore poi dopo che ne era "uscita" ci hanno segnato profondamente: mia sorella si era fatta carico di tutta la famiglia, (dal momento che nostro padre lavorare molto e a malapena riusciva a tenere a bada sua moglie) ed è diventata iperprotettiva, nervosa quando non ero in casa fino a diventare anoressica. Poi finalmente si riprese e si laureò.
Quanto a me...beh devo dire che inizialmente, essendo piccola, imitai mia mamma ed entrai in uno stato tendente al depressivo: non volevo uscire, avevo difficoltà a relazionarmi con i miei coetanei, rimanevo chiusa in camera a piangere a provare un dolore che non sapevo da dove arrivasse e sentendomi sbagliata per tutta l'adolescenza: ho provato anche a farmi male...Sono poi entrata nella spirale dell'ansia, che non so se molti lo sanno, ma un disturbo dell'umore: dagli esami a cose anche più banali come perdere il telefono incominciavo a sentirmi persa e soffocare.
Andando poi da una psicologa ( nonostante i miei fossero molto riluttanti perchè sembrava non avessero visto la mia sofferenza) ho iniziato a capire:
ho capito che tutto quel dolore che provavo, tutta quell'ansia veniva da qualcosa più grande di me, ma che era comunque vicino. Non mi sono successe cose effettivamente così gravi, ma vedere prima mia mamma rinchiudersi prima su se stessa, poi esplodere in sprazzi di vitalità, poi arrabbiarsi, prendersela con chi le stava vicino, rovesciare sedie, per poi calmarsi...beh ecco non è stato bello, è stato fonte di dolore , che alcune volte mi fanno odiare mio nonno per tutto quello che ha causato . Spero che questa condivisione possa essere d'aiuto non solo a me, ma a tutti quelli che la leggeranno e non si sentiranno soli.

Anonimo ha detto...

Ciao, mi ha fatto molto piacere scoprire questo blog perchè finalmente non mi sento più tanto isolata. Mia madre soffre di bipolarismo maniacale da quando era giovane. Quando avevo 10 anni mio padre non ce l'ha fatta più e si sono separati ma io sono rimasta in quella casa. Lei ha sempre alternato momenti di normalità in cui era una madre normale e tranquilla, a momenti di megalomania e cattiveria che la trasformavano completamente in un altra persona. Nei suoi momenti di malattia (che non ha mai ammesso) spende tutti i sodi che possiede, fa investimenti stupidi e se non ha soldo da investire mette in croce chiunque ne abbia per farseli dare, è cattiva e rabbiosa, inoltre si crede superiore e capace di far tutto. IO ora ho 26 anni e continuo a sopportare e stare male in ogni momento di ricaduta che inoltre dura sempre più a lungo... nessuno mi aiuta e io non posso permettermi di andare a vivere da un altre parte. Lei continua a "innamorarsi" di uomini che poi porta a vivere in casa , ma dopo un po non li vuole più e scarica su di me le sue frustrazioni.La situazione non è facile e chi ti sta intorno nn capisce, ho perso molte amicizie e molti rapporti per questo.
Spero solo un giorno di trovare la mia strada per la serenità, perché il dolore che porto dentro solo voi che ci siete passati potete capirlo.
Grazie

Anonimo ha detto...

Ciao, in questo momento di bisogno di un sostegno morale ho trovato queste tue parole e mi sento meno sola. Dal 2015, anno in cui ho dovuto affrontare un calvario a causa di una malattia infettiva non diagnosticata tempestivamente, mia madre soffre di depressione. Inizialmente fu seguita da un neurologo che non fece che peggiorare la situazione, non riconoscendo il suo disturbo bipolare. Dopo qualche anno fu diagnosticato e con le adeguate cure non cambiò molto. Mi sono ritrovata sola, con un padre assente e sempre fuori casa, incapace di dirmi una parola di conforto o di darmi un aiuto concreto, l inizio del percorso scolastico delle superiori, l'emetofobia (grave disturbo alimentare conseguente ai problemi gastrointestinali che hanno fatto sfociare la malattia di mia madre e che spinge chi ne è affetto a vomitare e ad aver paura di mangiare). Insomma, mi è crollato il mondo addosso. Problemi ogni giorno, scuola e casa, pranzo, riposo e poi portare fuori mia mamma per farla svagare e poi di nuovo a casa, studio, pulizie e ancora studio. Paura di lasciarla da sola a casa, tanti pomeriggi tornavo a casa da scuola e suonavo al citofono, senza ottenere risposta, e subito pensavo al peggio. Una volta arrivò anche a dire di volerla fare finita, e c ero io. Un'altra volta la prima crisi epilettica, poi nuovamente, entra in un supermercato e una crisi epilettica la colpi' per la seconda volta. Un vero e proprio spavento, ed ero di nuovo da sola, entrambe le volte. Vivo nella paura costante, perché ultimamente, anche se non ha attacchi epilettici, la bipolare ha il sopravvento su di lei. È aggressiva, a volte sembra non mi voglia bene, sembra un'estranea e io, mi duole dirlo, ho imparato come tale a trattarla. La psicologa, la prima che ho avuto, mi ha detto che l'ho fatto inconsciamente per non soffrire. Aggiungiamo un padre assente e che odio per questo, e potete immaginare come mi sento, legata ai miei doveri morali e materiali di figlia. Ho quasi 24 anni e quasi 10 anni sono passati da quando è iniziato tutto. Sono forte, ma ammetto che a volte non vedo vie di uscita, per questo mi trovo d'accordo con ciò che hai scritto, servirebbe realmente una rete di centri di supporto per noi, figli di bipolari e depressi, per aiutarci a ritrovare il coraggio di vivere e di non lasciarsi andare, per poter fare del nostro meglio per chi soffre di bipolare nella nostra famiglia, ma anche per noi stessi, per aiutarci a vivere ogni giorno senza troppo dolore.

Electric Ladyland ha detto...

Ciao a tutti/e voi! Desidero ringraziare anche voi per le vostre parole, i vostri pensieri e le vostre condivisioni. Tengo a dirvi che vi leggo sempre con profonda attenzione ed empatia e che, nonostante lo desideri moltissimo, non riesco più come prima a rispondere personalmente a ognuno di voi.

Vi segnalo, però, uno spazio importante ed utile, in cui è possibile condividere esperienze, sfogarsi, sostenere ed essere sostenuti, scambiarsi opinioni e informazioni. E' un gruppo Facebook dedicato ai figli di persone con disagio psichico che ho creato nel 2011. E' un gruppo chiuso, pertanto solo chi ne fa parte può leggerne i contenuti: https://www.facebook.com/groups/218565708168348/

Lo gestisco attualmente con l'aiuto di altre quattro valide amministratrici che hanno scelto di accettare la mia richiesta di un supporto in questa avventura.
Spero vogliate unirvi a noi!

Un caro abbraccio,
Stefania.

paola ha detto...

carissima...grazie e ancora grazie di aver trovato la forza e la volontà di parlare e condividere...la tua storia...la mia storia PER IRONIA DELLA SORTE è INDENTICA ...stesso percosrso...se avessi voluto scriverla non potevo far di meglio....nel leggerla sono crollata in un disperato pianto....all'improvviso ho ripercorso come in un flash i miei 51 anni..sono figlia unica...un padre forse per difesa quasi assente...adesso ho bisogno di aiuto perchè il medico di mia madre è morto e non so cosa fare...ho bisogno a napoli di un medico che sappia davvero trattare i soggetti bipolari e non un neurologo legato alle letteratura di università. spero che attraverso il tuo blog tu mi possa dare una mano ti ringrazio e ti saluto anticipatamente

Sharon Vitale ha detto...

Ciao..anche per me è la stessa cosa, tutte le tue parole, le tue tristezze sono riuscita a capirle leggendole..io sono più piccola di te..e sono anch'io di Napoli ..è un vero incubo ogni giorno e non so come affrontarlo..se puoi lasciarmi un contatto mi piacerebbe parlare con qualcuno che ha il mio stesso problema sempre se ti fa piacere. Grazie

Anonimo ha detto...

Ciao a voi tutti che soffrite di un disagio domestico e quotidiano cosi' devastante che purtroppo nessuno puo' capire se non lo vive o lo ha vissuto. Sono cresciuta con un padre che non ha saputo fare il padre, incapace di farlo, un padre padrone, negativo, avvilente, un padre la cui presenza e' stata per i figli solo un peso e una persona da cui scappare per poter ricercare un minimo di tranquillità interiore...ma quella per i figli di persone bipolari cosi' come abbiamo scoperto essere mio padre, resta solo un'utopia...purtroppo credo che la destabilizzazione data da una figura cosi' importante ce la porteremo dietro finche' vivremo, ce l'abbiamo dentro. Io ormai adulto, non riesco a sostenere i suoi occhi spenti che cercano comprensione forse e mi sento l'essere piu' cattivo al mondo perche' non riesco ad avere pieta' di lui ormai anziano. Sono stanco di quel viso che alterna maschere di follia euforica a quelle di depressione, stanco perche' da lui non ho mai avuto nulla se non avvilimento. Sono stanco e spaventato che qsta malattia possa essere in qlche modo ereditaria..vi capita mai di pensare a qsta cosa? Non e' ben chiaro se esiste una legame anche genetico alla malattia ma sicuramente l'aver vissuto con una persona cosi' l'infanzia, l'adolescenza, la propria vita insomma credo che influenzi il proprio carattere, le scelte di vita, per lo meno per me qste ultime sono state pesantemente influenzate dalla non tranquillita' che avevo a casa. Potrei scrivere un romanzo sulla mia storia come penso tutti voi..in realta' stasera cerco solo comprensione da chi come me vive qsto maledetto disagio. Vi abbraccio tutti virtualmente..come spiegare al mondo che siamo impotenti ? Io ci ho rinunciato e tengo tutto dentro ma intanto il rancore verso qst uomo cresce.......

Electric Ladyland ha detto...

Carissimi, vi ringrazio per continuare a condividere le vostre storie in questo spazio. Desidero segnalarvi il nostro gruppo di auto mutuo aiuto su facebook e comunicarvi che le modalità per l'iscrizione da qualche tempo sono cambiate.

Il gruppo è chiuso e segreto, perciò solo chi ne fa parte potrà leggere ciò che viene condiviso. In questo spazio protetto ci aiutiamo e sosteniamo fra figli, condividendo informazioni, emozioni ed esperienze.

Questo il link dove capire meglio come funziona e come fare ad iscriversi: http://miamadrebipolare.blogspot.it/p/gruppo-facebook-di-auto-mutuo-aiuto-per.html

Un abbraccio,
Stefania.

Silvia Bernadette l ha detto...

Ciao ragazze, faccio parte del club anch'io. Tutto è cominciato che avevo 15 anni, ma già prima si vedevano le prime avvisaglie. Sono stati anni da incubo tea tso, ricoveri, tentati suicidi...ha distrutto me e mio padre... ora dopo un paio d'anni di calma piatta sta di nuovo ricadendo nel baratro e io mi preparo all'ennesimo incubo...ormai mi sono arresa non ho più speranze in merito...mio padre, pur continuando a vedere di lei, ha trovato la forza e il coraggio di rifarsi una vita con una nuova compagna. Io no ho rinunciato a tutto alla laurea, a sposarmi ad avere dei figli. .. il carico che ho emotivo e concreto è troppo grande e mi ha tolto la speranza in tutto. .. ormai so che è una croce senza fine e che sarà la mua condanna. .. non ho il tempo e la forza di investire su un matrimonio vivo nell'incubo di trovare un marito con problemi paichiatrici o di avere un figlio che prenda la malattia di mia madre. ..infondo la genetica non è acqua... e io non ne avrei la forza. Vivrò occupandomi di lei finché ci sarà e poiforse finirò i miei ultimi anni in pace...il cammino è ancora lungo ... ho 38 anni mia madre solo 18 più di me...ormai ho imparato a vivere alla giornata senza sogni o aspettative perché l'illusione è devastante per chi ha croci come la nostra...

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