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venerdì 14 maggio 2010

Bipolarismo e Luoghi Comuni: quando generalizzare diventa pericoloso

In questi giorni mi trovo, nel mio piccolo, a dovermi confrontare con persone che, non per loro colpa, portano avanti dei pericolosi luoghi comuni riguardanti la malattia mentale. Come sottolinea un articolo pubblicato dal Forum Salute Mentale, il bipolarismo è addirittura diventato una malattia glamour. Troppo spesso si generalizza, come in altri campi, fino a definire superficialmente la malattia mentale come sinonimo di genialità ed estro creativo e a liquidare i tentativi di cura con psicofarmaci e ricoveri come il tentativo di reprimere personalità artistiche, scomode, con una sensibilità fuori dal comune. Se questo in parte è senz'altro vero, perché sono numerosi i casi di poeti, pittori, scienziati, musicisti ed altri grandi uomini e donne affetti da bipolarismo, e che sono non pochi i casi di trattamenti inadeguati alla persona, che provocano dannosi e fastidiosi effetti collaterali e considerano il malato alla stregua di un numero su una cartella clinica, ignorandone l’anima e il bisogno d’amore, non si deve mai dimenticare che nella maggior parte dei casi invece ci sono famiglie che soffrono e sopportano da sole il peso di quella che è una vera e propria malattia, che finisce per alterare gli equilibri affettivi e rendere difficile, quando non impossibile, la convivenza. 


Il bipolarismo o depressione bipolare nelle fasi maniacali porta con sé delirio, allucinazione, scatti d'ira incontrollata e aggressività, problemi nel gestire il denaro che spesso viene speso in modo sconsiderato fino a causare gravi problemi economici all’intera famiglia. Quando poi vira in depressione, la malattia porta con sé anche tentativi di suicidio, che non sempre si riescono a sventare. Siamo di fronte a una malattia seria, per la quale la cura farmacologica, se adeguatamente tarata sulle esigenze della persona, è indispensabile. I regolatori dell’umore, se giustamente dosati tenendo conto dell’alternarsi delle fasi maniacali e depressive e degli effetti collaterali, aiutano a evitare le derive più pericolose per la persona che soffre e per chi le vive accanto, consentendo una qualità della vita dignitosa e accettabile.


Da sempre auspico un ponte tra le persone che soffrono, le famiglie e le istituzioni, lontano da ideologie e tifoserie che in questo, come in altri campi, ci allontanano dal cuore delle cose, ci dividono e ci impediscono di essere realmente uniti per il benessere di ognuno di noi e della società tutta. Perché questo avvenga, non può mancare una corretta informazione sul tema, che sia il più possibile super partes e tenga conto dei punti di vista di tutti. 


Il disagio psichico è una realtà. Molto più diffusa di quanto si pensi. E se è importante abbattere lo stigma che provoca emarginazione, è ancora più importante abbattere la disinformazione e i luoghi comuni in senso inverso che, descrivendo univocamente il disagio mentale come qualcosa di positivo che reca con sé arte e creatività, rischiano di far perdere di vista la componente distruttiva e autodistruttiva pericolosissima che spesso la malattia mentale porta con sé. 


Dico questo sempre ricordando, a me stessa e a chi legge, che qui l’unico nemico è la malattia, il disagio psichico, e che dietro vi è sempre una persona, un’anima che soffre. E lo dico con enorme difficoltà perché sono coinvolta in prima persona, come figlia. Perché mia madre non ha mai ammesso di essere ammalata, non mi ha mai chiesto scusa per i suoi scatti di rabbia, perché subito dopo li rimuove e torna affettuosa, come se niente fosse successo. Perché quando sta male e non si cura, non la riconosco più e lei nemmeno se ne rende conto. Nonostante questo, da cittadina, porto qui il mio piccolo contributo. Perché spero, un giorno, che la malattia mentale di uno o di entrambi i genitori possa essere gestita tenendo conto anche delle conseguenze che questa comporta sullo sviluppo e la crescita dei figli. A me nessuno ha mai spiegato cosa avesse mia madre e come dovessi comportarmi. Ho dovuto informarmi da sola, e continuo a farlo oggi per aiutare me stessa a ricostruirmi una vita. Faccio tutto questo per la ragazzina che sono stata, per tutti coloro che affrontano tutto questo per la prima volta. La mia voce, per quanto piccola, è meglio del silenzio. Finché avrò energie e forze, continuerò a raccontare. Ogni piccolo seme può servire alla società, per crescere e migliorare.


Approfitto per linkare un interessante post sul bipolarismo scritto da Arianna, bipolare lei stessa, sul suo blog Bipolari Si Nasce: "Disturbo bipolare: cos'è e come si manifesta". Mi ha colpito, più di tutto, questa frase, che avrei tanto voluto sentir dire da mia madre: 
"Se mania e depressione sono atroci e sfinenti per chi le vive, lo sono anche per chi vive accanto a chi ne soffre. Per questo curarsi è un grandissimo atto di rispetto per se stessi e per gli altri. Senza perdere la speranza, perché si può davvero trovare la cura giusta e rimanere stabili a lungo". 
Grazie, Arianna.


N.d.B.: Le immagini inserite in questo post sono tratte dal sito web Bipolar Artists, da cui è tratto anche l'articolo che segue e che ho tradotto per voi:


Artisti con Disturbo Bipolare, Disturbo Schizoaffettivo Di Tipo Bipolare, Schizofrenia e Malattia Mentale


Milioni di persone, inclusi molti artisti, scrittori, musicisti con disturbo bipolare (BPD), anche conosciuto come malattia maniaco-depressiva, hanno un disordine cerebrale che causa alterazioni anormali dell'umore, dell'energia e delle capacità di rendimento. Ognuno di noi sperimenta alti e bassi nella vita, ma i sintomi del disturbo bipolare sono cambiamenti di umore estremi che vanno dalla depressione profonda con propositi di suicidio, a euforia, esuberanza e manie di grandezza. In alcuni casi (bipolarismo di tipo II), le persone che ne sono affette sono inconsapevoli dei cambiamenti d'umore e dell'alterazione della propria personalità. I bipolari hanno spesso difficoltà nel mantenere rapporti interpersonali stretti, possono avere un basso rendimento scolastico e hanno problemi nel conservare un posto di lavoro. Ad aggravare tali problematiche, la dipendenza da alcol o droghe è molto comune tra persone affette da bipolarismo. Inoltre, la percezione della vita attraverso sia depressione sia mania, provoca confusione e distorsione della realtà. A causa dei molteplici effetti negativi che il disturbo bipolare ha sull'individuo e a causa dello stress che l'individuo prova per l'alternanza continua di stati maniacali e depressivi, lui o lei possono arrivare a mettere in atto comportamenti pericolosi come curarsi da soli o tentare il suicidio per porre fine alla sofferenza. 
Secondo il National Institute For Mental Health (NIMH), 5,7 milioni di americani adulti o all'incirca il 2,6 per cento della popolazione in un dato anno soffre di disturbo bipolare. Di solito il disordine bipolare si sviluppa durante l'adolescenza o in giovani adulti. Alcune persone manifestano sintomi durante l'infanzia, anche se molti, specialmente i bambini, soffrono per molti anni prima di ricevere una diagnosi corretta ed essere curati.

16 commenti:

jackie ha detto...

Sei...vn anima grande sai..vorrei dirti cose intelligenti,ma alla fine rischierei solo d'essere banale..la consapevolezza e l'estrema pazienza nell'affrontare simili disagi,meritano solo rispetto e solidarietà..ti auguro con tutto il cuore di raggiungere quella serenità tanto agognata..anche come un piccolo benefit per tutto ciò che hai dovuto passare,molte volte,troppe,da sola..ti rinnovo tutta la mia affettuosa stima..kisses,your sincerely jackie.

Electric Ladyland ha detto...

Cara Jackie, non sei mai banale, in ciò che scrivi... Vedo anche in te quell'anima grande che generosamente mi attribuisci... Forse, a lungo andare, il dolore ci aiuta a riconoscerci e ad avvicinarci senza pregiudizi, per arricchirci, reciprocamente, e imparare a sorridere di nuovo davanti alle piccole cose che un tempo davamo per scontate.
Auguro a te altrettanta serenità, perché te la meriti.

Un abbraccio, cara amica.

Anonimo ha detto...

Mia moglie è bipolare e la amo in ogni singolo momento della sua vita. Quando è in alto, quando è in basso, quando ci troviamo alla stessa quota. L'eccesso di sensibilità porta a strafare, a diventare Dio e a sentirsi una merdaccia nel giro di pochi minuti. E l'affetto dei propri cari è fondamentale. Bisogna amare le persone per come sono, farle sentire "normali" e cercare di farle guarire, ma non nel senso di cambiarle. Semplicemente nel senso di vivere la vita nel miglior modo possibile. Mia moglie ha avuto una crisi sei anni fa. Da allora il litio ha tamponato ogni problema e abbiamo vissuto una vita normale, e abbiamo avuto anche la gioia di una bellissima bambina. Ieri mia moglie è ricaduta. E lo zyprexa l'ha resa un vegetale che non parla e non beve e chissà se oggi pomeriggio si sveglierà. Le sono stato vicino e le ho detto che la amo anche quando è così, di farsi forza perchè ci salterà fuori ancora. O meglio, lo faremo insieme, senza alcun pregiudizio. Io mia moglie la amo così, anche se mi fa preoccupare, anche se ho una paura fottuta che il suo problema possa procurarle un disagio nel mondo del lavoro o tra le persone che non la conoscono come me. Essere parenti o mogli o mariti di un bipolare non è semplice. Ma le persone che hanno questo disturbo sono speciali e meritano amore incondizionato.

Electric Ladyland ha detto...

Caro anonimo, benvenuto. Quello che dici è importante e lo condivido. Auguro a te e alla tua famiglia di riuscire a trovare un giusto equilibrio, tra cura farmacologica e il rispetto dell'identità della persona che vi si sottopone. In questo senso sottolineavo nel mio post l'importanza di tarare la terapia sulle esigenze della persona. Questo è possibile caso per caso, di comune accordo con lo psichiatra, in un rapporto di empatica collaborazione. E l'affetto e la vicinanza di familiari e amici è fondamentale.

Il mio caso, ahimé, come quello di molti altri, è diverso. Ho accettato per lungo tempo mia madre, ma perché si possa stare accanto a lei, dovrebbe collaborare... lasciarsi aiutare. Questo purtroppo non è più il suo caso, da quando lei ha deciso di eliminare le cure, nonostante il mio amore, il mio affetto e il disperato tentativo di ricordarle, tra le lacrime, cosa avevamo passato, sia lei che noi, quando non era in cura.

Ahimé la sua forma di bipolarismo, il tipo II, le impedisce di rendersi conto di aver bisogno di aiuto. In questo caso, accettarla ed amarla non serve. Sto seriamente rischiando di cadere in depressione. Negli ultimi tempi, non mi vergogno di ammetterlo, ho avuto pensieri davvero brutti verso me stessa e la mia vita, dei quali mi sono spaventata. Mai ero arrivata a questo punto prima d'ora. Il buon senso è sempre l'unica cosa che conta, in questi casi. Finché si può, se la persona affetta da malattie mentali lo permette, è giusto restarle accanto. Quando però l'aggressività e la violenza, anche psicologica, sono ingestibili, non è giusto annullarsi e ammalarsi per tentare di salvare chi non vuole essere salvato. E lo dico soltanto ora, con la morte nel cuore.

Spero di riuscire prima di tutto ad andare via di casa al più presto. Devo ricostruirmi. I figli di bipolari e di adulti affetti da disturbi schizoaffettivi sono la parte più delicata della famiglia, dal momento che si sono trovati a perdere la figura affettiva di riferimento durante la fase del proprio sviluppo e ad essere privati del calore familiare troppo presto. Se mi prendo cura di me stessa, accettando la malattia di mia madre ma prendendone anche le necessarie distanze, potrò davvero provare ad aiutarla, senza però subirne le cattiverie inconsapevoli e i ricatti. Avrò almeno un porto sicuro in cui tornare, dopo gli inevitabili scontri causati dai suoi scatti d'ira, dal suo non voler essere mai contraddetta e dal suo spendere sconsideratamente la pensione di mio padre. E' la malattia che la fa comportare in questo modo. Questo lo so bene. Ma sono sicura di una cosa: la madre che mi ha amato e mi ha trasmesso i valori in cui ancora oggi credo prima che si ammalasse, la madre che da troppi anni ormai stento a riconoscere, sarebbe fiera di me per questo.

Ti abbraccio. Tieni duro. Per tua moglie, ma soprattutto per vostra figlia.

Anonimo ha detto...

ciao, ho 16 anni sono sarda, ultima di cinque figli e conosco il disturbo bipolare dall'età di otto anni, in modo molto molto ravvicinato... sono sorella di 2 fratelli e di 2 sorella. uno di questi fratelli e una di queste sorelle sono bipolari. Mia sorella 29 anni, dopo molti anni con diverse ricadute sembra abbia trovato una stabilità ,certo, non le si può chiedere troppo, deve evitare le situazioni di stress per evitare eventuali ricadute, deve stare molto attenta, me per uno-due anni c'è stata questa sorta di stabilità quesi senza alti e bassi. Mio fratello invece,(26 anni), ahimè è in fase maniacale da un'anno. UN'ANNO IN FASE MANIACALE SENZA NESSUNA PAUSA!!! per un'anno abbiamo vissuto in uno stato di instabilità... si la mia famiglia è bipolare, come lui, in balia dei suoi stati d'umore. una cosa che ho notato è che è furioso, e questa sua rabbia diventa sempre più incontrollabile, già da un pò è violento. Ora è da questo Dottor Loiacono a Foggia (sinceramente non ho capito bene con che tipo di terapia cura), comunque... per un pò sembrava stesse bene, lui attribuisce le cause del disagio alla famiglia, e ora invece ha improvvisamente deciso improvvisamente di rientrare : domani torna a Cagliari...lì a foggia sembra si stia comportando molto male ha messo le mani addosso ad un medico, rotto oggetti di altre persone, si chiude fisso a chiave in camera , urla cerca la rissa sempre, e ha anche alcune allucinazioni. ora io mi chiedo: è possibile che questo bipolarismo sfoci progressivamente nella schizofrenia???? guarda è incredibile io non so cosa gli abbia dato la forza per un anno di incazzarsi con tutti di essere violento ecc ecc, i medici gli hanno dato un sacco di medicinali tantissimi anche i più sedativi che solitamente non si usano per curare i bipolari, e sembra non servano a nulla, sembra non facciano effetto... non sappiamo mai come cazzo fare! domani mio fratello torna e con lui il casino in questa casa (e già ce n'è anche senza lui) come facciamo? lo ricoveriamo? no... perchè deve essere consenziente e lui non lo sarà mai! e poi comunque ricoverarlo sposta solo il problema che rimane e peggiora in quella prigione di ospedale!!!! siamo con le mani legate da un'anno e passa ormai... non ci capisco più un cazzo non so come rendermi utile... non so con chi cazzo parlarne, in casa poi ormai alle mie lacrime si sono abituati. una cosa è sicura : queste brutte situazioni che vivo sin da bimba mi hanno rafforzato in una maniera impressionante, nulla può distruggere la mia speranza e mai smetterò di combattere, tutti i giorni... nonostante quest'anno di merda in famiglia io vado sempre bene a scuola , con le amicizie tutto apposto (niente ragazzo da anni però :( ) e riesco a stare " + o - " con il sangue freddo sempre... domani non so cosa succederà , sicuramente cose brutte , sicuramente non so un cazzo di come posso agire (neanche i medici ci aiutano nonostante la gravosità delle nostre condizioni) però continuo a portare avanti le mie idee e la mia voglia di vivere e di cercare una soluzione sempre... Grazie mille del tuo grande contributo , un giorno se ne ho voglia scrivo tutta la storia per bene, sappi comunque che mi sento molto molto sola...nessunoi capisce il mio problema quotidiano, figuriamoci le amiche... però hai avuto una grande idea, almeno so di non essere l'unica...
u'abbraccio e scusa se è scritto malissimo ma vado di fretta...

Electric Ladyland ha detto...

Ciao e benvenuta.

Ho letto con attenzione il tuo racconto e posso capire perfettamente il tuo stato di panico per l'imminente rientro in famiglia di tuo fratello.
Purtroppo dispiace ancora una volta constatare l'enorme vuoto in cui famiglie come la nostra si ritrovano a dover affrontare, senza averne le competenze e gli strumenti necessari, un vero e proprio dramma, reso ancor più grave dal senso di impotenza e dall'isolamento inevitabile che schiaccia chiunque viva a contatto con la malattia psichiatrica all'interno della propria famiglia.

Quello che dici sul sentirti molto sola e sulla difficoltà o impossibilità di essere capita fino in fondo è comune a molti - se non tutti - i familiari di malati psichiatrici. Spesso mi sono sentita dire - nei momenti più neri (e quando dico neri, intendo proprio drammatici) - "non sei sola" da persone che chiaramente avevano le migliori intenzioni... ma che difficilmente, e non per loro colpa, riescono a comprendere davvero cosa sia per noi la solitudine.
Non si tratta tanto della mancanza di amicizie e contatti umani in generale, si tratta del vuoto (sarebbe meglio dire buco nero) istituzionale e non solo in cui sono costrette a vivere le famiglie in quell'odioso e invisibile limbo che è la malattia mentale fuori dagli ospedali e dalle cliniche psichiatriche... E questo accade proprio perché la legge vieta di curare chi non vuole essere curato e proprio perché al posto delle odiose vecchie strutture manicomiali non è stata costruita una rete di accoglienza davvero in grado di far fronte ai pericoli che la malattia mentale non curata può generare sia per il paziente stesso che per la sua famiglia. Le notizie di cronaca che spesso sentiamo al telegiornale ne sono la prova.

Quello che posso dirti è che sono felice di sentire, in mezzo a tanto dolore e tanta disperazione, la tua grande forza e volontà di vivere, in cui mi riconosco. E' dura, durissima, soprattutto quando a sedici anni la spensieratezza è offuscata da problemi molto più grandi di noi. Perciò ti invito con tutto il cuore a prenderti cura di te stessa più che puoi perché solo in questo modo potrai eventualmente aiutare anche la tua famiglia. Quando ti accorgerai che il carico sarà diventato troppo pesante per te, prendi le necessarie distanze, anche solo temporaneamente. Affidati a qualcuno di cui ti fidi, cerca eventualmente una psicoterapeuta (anche nei consultori familiari è possibile trovare a volte un servizio di ascolto e sostegno) che possa darti modo di elaborare il tuo difficile vissuto e permetterti di non lasciartene schiacciare in futuro.

Io mi sto ricostruendo oggi che ho 30 anni, anche se la strada è ancora lunga, ma spero davvero che la mia esperienza possa essere d'aiuto ad altri, se non altro - come tu mi dici - per sentirsi meno soli. Non è molto, ma è già un punto da cui (ri)partire.

Ti mando un grande abbraccio e ti invito a scrivermi ancora, ogni volta che lo vorrai.

Stefania.

Anonimo ha detto...

Ciao a tutti, e' la prima volta che scrivo, e leggendo i vostri post e' come se sentissi parlare me. E questo aiuta fa' davvero sentire meno soli, ad affrontare qualcosa che ti svuota dentro. Anche mia madre putroppo non sta' bene di testa, sinceramente non so' se sia bipolare, o cosa sia, ma di certo e' impossibile starle accanto. Ogni tanto riesce a fare dei ragionamenti logici, ma e' lampante che la sua salute mentale e' compromessa. Lei odia mio padre e passa l'intera giornata a riempirlo di insulti, qualsiasi cosa lui fa' lei sempre lo tratta male e gli da' le colpe di tutto. Io ho 32 anni e non li ho mai visti andare d'accordo, mai, e lei passa la sua vita a ripetere che se ne va' ma non lo fara' mai.Mia madre compie azioni che non sono normali, vede la realta' distorta, se si cerca di farle notare che ha bisogno dell'aiuto di un terapeuta inizia a ricoprirti di ogni tipo di insulto e dice che i pazzi siamo noi della famiglia. Ha poca cura di se stessa', si lava le mani in modo seriale, come le persone affette da disturbo ossessivo compulsivo, ma ha poca cura per il resto della sua persona, poche docce, alimentazione squilibrata negli orari piu' insoliti, vede tutto in modo distorto ad esempio lei e' cardiopatica e dovrebbe avere un'alimentazione equilibrata, noi familiari le facciamo notare che dovrebbe mangiare sano, invece per lei e' regolare mangiare le cose unte, e dice che quelle fanno bene e che noi siamo tutti pazzi e non capiamo nulla. Pensa costantemente che i suoi familiari piu' stretti siano " stregoni" e che le facciano qualsiasi tipo di maleficio, se in casa c'e' sporco e c'e' da pulire lei dice che non e' vero anche se e' chiaro ed evidente che e' da pulire...e potrei andare avanti all'infinito con esempi come questi, lei vive in una sua realta' distorta. In tutto questo a volte a dei momenti di lucidita', non da' segnali chiari, tipo se e' in mezzo alla gente non da' l'idea di essere una matta, certo un attento osservatore se parla con lei puo' rendersi conto che qualcosa non va', ma non sempre le persone se ne accorgono. Io sinceramente non so' se si tratti anche per lei di bipolarismo, quello che so' e' che questa situazione ti fa' morire dentro, anche se io sono una persona adulta, non abito piu' con i miei, ho la mia vita, comunque soffro costantemente per questa cosa. Qualcuno di voi ha dei consigli?? Secondo voi si tratta di bipolarismo? Grazie per l'attenzione

Electric Ladyland ha detto...

Ciao e benvenuto/a... anche nelle tue parole ritrovo molti aspetti che conosco bene, soprattutto il fatto che all'esterno della famiglia il disturbo di mia madre sia praticamente invisibile... con tutte le difficoltà che questo comporta per ottenere aiuto.

Stabilire se tua madre sia o meno bipolare è una questione estremamente delicata, non possedendo le competenze mediche necessarie in materia.
Ti posso però suggerire, se te la senti, di leggere questo manuale gratuito pubblicato in rete sull'argomento, che può magari indirizzarti verso una richiesta di aiuto più mirata:
http://www.disturbobipolarecosasapere.it/DBcosasapere.pdf

Il disagio che noi figli viviamo è grande, e anche se siamo riusciti nonostante tutto a portare avanti le nostre vite, la ferita dentro di noi spesso diventa una voragine che inghiotte. Una cosa che ho notato è che ciò che abbiamo vissuto e viviamo ci rende fragili e forti allo stesso tempo e che, una volta che si prende consapevolezza del vissuto che si ha alle spalle e gli si riesce finalmente a dare un volto e un nome grazie alle esperienze di altri simili alla nostra, si può iniziare a ricostruirci. Personalmente ho trovato una psicoterapeuta bravissima che mi sta aiutando ad acquisire consapevolezza, non tanto come figlia di una persona affetta da malattia mentale, quanto come figlia che - come molti altri che non hanno necessariamente un genitore con problemi psichici - ha bisogno di affrancarsi da un genitore interiorizzato che giudica e reprime la spontaneità e la libertà, seppellendola sotto uno strato di rabbia e sensi di colpa che non ci permettono di rilassarci e godere appieno della vita. E' la sensazione di vivere sempre sotto pressione, costantemente con la guardia alta, e quel non aspettarsi niente di buono dal mondo esterno e la necessità di chiudersi per difendersi dalla possibilità di essere feriti o abbandonati.
Ci sarebbe molto di più da dire e approfondire... ma spero di averti dato qualche strumento in più per poterti identificare, per comprendere meglio il tuo dolore e poter ricercare il tuo personale cammino per essere felice, nonostante quel dolore e quella ferita che pulsa ogni giorno dentro di noi.

Io sono qui, quando hai bisogno.

Un caro abbraccio.

kobe5 ha detto...

ciao.. sono un ragazzo di 17 anni.. ho letti molti commenti.. io ho un padre bipolare.. devo dire che per ora piu o meno mi è andata bene perché ho avuto 2 sorelle molto piu grandi di me (ora hanno 30 e 33 anni), che nei momenti in cui mio padre sfociava in una delle sue solite crisi loro erano sempre disposte per cosi dire a parare la sua crisi. nn so mai se "dare corda " a mio padre o costruirmi una specie di muro, una sfera di autodifesa per mantenere un distacco da lui. fortunatamente mi sono informato e ho visto che per i figli di genitori bipolari è consigliato uno psicologo che devo dire mi è molto utile.. purtroppo pero le mie sorelle ora sono andate via di casa e nn comprendono la gravita della malattia. dicono di nn farmi problenmi, che dopo che ci ha fatto tanto male ora ogni volta che da un momento di apparente felicita sfocia una crisi con rinfacciamento dove ci vengono attribuite a noi e solo noi le colpe pur però ammettendo che abbiamo ragione. lui pende e se ne va e magari "sparisce " per giorni oppure sclera e dopo un ora me lo trovo davanti che mi parla normalmente come se avesse dimenticato tutto il male che mi ha appena fatto. ma il fatto è che lui nn ricorda proèrio.è tutta la vita che analizzo i suoi comportamenti,cerco di comprenderne le cause e devo dire che sono diventato davvero bravo a "gestire" il mio comportamento in rapporto con il suo soprattutto ora che frequento uno psicologo che mi è di grande aiuto. tuttavia mi rendo conto di assumere al di fuori , quando x esempio lui mi ferisce e io x reagire cerco di uscire con amici e di fregarmene di avere li stessi identici comportamenti che lui ha con me... la gente mi allontana di conseguenza e io stesso mi trendo conto di quanto siano insipegabili i miei comportamenti altalenanti. ora vorrei fare un appello.. è possibile che pur combattendo e imponendosi con tutta la buona volonta di aiutare i nostri famigliari e restare al di fuori della malattia di rimanerne comunque contagiati? perché purtroppo vedo che anche le mie sorelle hanno comportamenti non del tutto normali a volte.. potrei, anzi sicuramente nn è cosi, pero mi sorgono dei forti dubbi sulla mia futura personalita.. un soaluto e un abbraccio a tutti perché vi giuro che chi non si trova ad aver contatti quotidiani con persone che soffrono di questa malattia mentale nn potrà mai comprendere a fondo. Perché proprio perché abbiamo sofferto e soffriamo cosi tanto , almeno io nn voglio coinvolgere nessuno in questa brutalita se mai dovessi diventare bipolare..

Electric Ladyland ha detto...

Ciao kobe5,

purtroppo come figli, oltre a tutto il resto, spesso ci troviamo a doverci confrontare - in molti casi senza l'aiuto di esperti - con la paura di diventare anche noi come il nostro genitore, di averne ereditato la malattia o di aver sviluppato tratti caratteriali che ci rendono difficile la vita e la socializzazione.

Anche se i figli di persone con malattia psichiatrica hanno sulla carta probabilità più alte rispetto ad altri di sviluppare un disturbo simile, nella realtà sono poi molti i fattori - al di là di quelli genetici - che incidono sull'effettivo verificarsi di questo rischio.
E' normale che tu ti senta così confuso e spaventato, ma il fatto che tu abbia consapevolezza di te stesso e dei tuoi comportamenti e persino delle conseguenze che questi hanno nei tuoi rapporti con gli altri indica che sei sulla buona strada per migliorare e star meglio. Il fatto poi che tu sia seguito da uno psicologo indica che hai già intrapreso un percorso con una guida che può darti quegli strumenti in grado di dissipare i tuoi dubbi e le tue paure e per aiutarti a lavorare su te stesso e il tuo passato per costruirti un futuro felice.

Quanto dici sul fatto che tuo padre prima ti tratta male, poi torna a parlare con te come se niente fosse, è una cosa che conosco molto bene: mia madre faceva esattamente lo stesso con me e si infuriava se poi io reagivo con rabbia o freddezza... Era un continuo aprirmi e chiudermi, perché da un lato avevo bisogno di mia madre, dall'altra dovevo poi proteggermi dai suoi scatti di rabbia violenti (nel mio caso fortunatamente non fisici, ma solo psicologici). Questo atteggiamento di apertura e chiusura, fiducia e sfiducia, ho notato che a volte me lo porto dietro anche nelle relazioni con gli altri. La cosa positiva è che, se se ne è consapevoli, ci si può lavorare.

Grazie di cuore per aver condiviso qui la tua storia.
Ti abbraccio.

Anonimo ha detto...

Ciao a tutti, ho letto un pò i commenti, mi trovo in una brutta situazione e per questo in preda alla disperazione, in quanto non riesco a reagire e mi sto ingolfando di ansiolitici per aiutarmi vi chiedo aiuto.
Qualcuno di voi si trova nella zona di Cagliari? per favore rispondetemi, non so più veramente che fare.
Grazie.
la mia e-mail inmylife2006@hotmail.it

Anonimo ha detto...

Ciao!volevo crongratularmi con te per quello che fai per tua moglie e soprattutto perché credi in lei...sono in lacrime, anche io soffro dello stesso disturbo da 4anni, evquello che mi affligge è la consapevolezza di quanto sia complicato starmi accanto. I miei familiari sono diventati fin troppo apprensivi e leggo nei loro occhi la paura di una mia ricaduta.Gli altri non tutti sanno e probabilmente non tutti riescono a comprendere per svariati motivi.Altri ancora rifiutano di capire e mi contrariano per l'assunzione della terapia.Io ,nonostante abbia un rapporto conflittuale con le medicine, le assumo perché mi rendo conto che senza non avrei nessun tipo di vita sociale.Ho assunto ziprexa anch'io con conseguente depressione e aumento di peso e quindi forte disagio, ma con anche una ricaduta. Da un anno assumo quetapina e carbolithium e devo dire che sto meglio, con supporto psicologico che non fa mai male.In conclusione auguro a te e alla tua famiglia di ritrovare equilibrio e serenità che penso non siano impossibili da raggiungere!saluti.marla

Anonimo ha detto...

È ancora vivo questo blog?

Electric Ladyland ha detto...

Certamente :-)

Anonimo ha detto...

Ciao..io ho trovato questo sito pet caso,cercando risposte,e spero che sia ancora attivo perché forse qui posso confrontarmi con chi mi capirebbe. Ho una relazione da 4 mesi con un bipolare,io sono molto ignorante in materia,non credevo di dover scontrarmi o meglio farmi investire da certi episodi! Quando comunque mi ha detto di essere bipolare,di avere provato a suicidarsi più volte,di avere subito tso e quindi ricoveri in strutture dove veniva curato..mi è venuto spontaneo chiedere se si cura ancora! (ha 33 anni) lui mi ha risposto che è da anni che sono 8 anni che non assume farmaci perché è guarito.
Il primo mese è stato rose e fiori tra noi,gli ultimi 3 no. Stanotte ha avuto una crisi,io non sapevo le avesse,mi sono spaventata a morte,ha cominciato a prendersi a pugni in faccia e a dire che è una persona orribile,io cercavo di fermarlo e lui mi diceva solo "sssh" per poi continuare a picchiarsi. Si è anche sputato su una mano e dato uno (o più,non riesco a ricordare) schiaffi.sono riuscita poi a calmarlo dicendo che lo amo e non potrei stare senza di lui. avevo già assistito a sbalzi d umore crisi di pianto immotivate,ma non avevo mai visto una crisi.Ho davvero temuto per lui e per me.non me la sento di proseguire la relazione ma ho paura che lasciandolo adesso possa farsi male seriamente.

sara ha detto...

Avrei bisogno di qualche consiglio x far curare mio padre sn disperata :(

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