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venerdì 10 aprile 2015

La Lettera Del Garante Per L'Infanzia E L'Adolescenza Al Convegno Di Milano: Il Primo Importante Segnale Da Un'Istituzione Nazionale!

Carissimi lettori, desidero condividere oggi con voi un momento di grande gioia e commozione, che ho avuto la fortuna di poter vivere al termine della Tavola Rotonda cui ho partecipato in occasione del Convegno sulla Prevenzione del Rischio Psicopatologico nei Figli di Pazienti Psichiatrici, tenutosi a Milano lo scorso 27 febbraio.


Si tratta della lettera che il Garante per l'Infanzia e l'Adolescenza ha fatto pervenire agli organizzatori e ai partecipanti al convegno, e che riguarda i figli di persone con un disagio mentale. Mentre veniva letta, non lo nascondo, mi sono sciolta in lacrime. Non erano lacrime di dolore, stavolta, ma lacrime di gioia, che non sono riuscita né ho, forse, voluto trattenere.

Normalmente me ne sarei vergognata, ne avrei provato imbarazzo, così forte da voler sparire. E invece no, sono rimasta lì, presente a me stessa, nella piena accettazione di una reazione naturale, spontanea, in ultima analisi umana!, a un evento che, dopo lunghi anni di invisibilità, finalmente sanciva che uno spiraglio stava iniziando, lentamente, ad aprirsi.

Stavo toccando con mano che l'aver provato a superare il muro del silenzio, pur con la dovuta prudenza e la necessaria riservatezza, stava realmente servendo a qualcosa. Qualcuno non soltanto ha ascoltato, ma ha anche dimostrato di capire perfettamente, con grande sensibilità e partecipazione. E' stato come sentirsi dire finalmente, senza pietismo e sinceramente: "Sì, io ti vedo! E prendo davvero a cuore quello che mi stai comunicando". E, credetemi, in ambito istituzionale, di questi tempi, non è affatto poco!

Questo il testo scritto dal Dott. Vincenzo Spadafora, che mi piace a volte rileggere quando la mia anima ricomincia a scalpitare dal desiderio di vedere finalmente i cambiamenti sperati prendere vita, quando talvolta - com'è più che naturale e comprensibile - si ritrova a dubitare che questi possano mai avvenire. E, dunque, anche parole come queste sono strumenti preziosi per ricordarmi, per ricordarci, quanta strada è stata fatta da quel lontano 17 gennaio 2010. Per continuare, con pazienza e con coraggio, instancabilmente, a seminare:

"Desidero innanzitutto ringraziare per l’invito a partecipare all'importante convegno del 27 febbraio, al quale sono purtroppo impossibilitato ad intervenire per concomitanti impegni istituzionali.
Voglio perciò cogliere questa occasione per fare arrivare a tutti i convenuti e agli autorevoli relatori, anche internazionali, il mio apprezzamento e il mio sostegno per l’iniziativa e l’importante e delicato servizio che prestate per i bambini e gli adolescenti affidati alla vostra cura. 
E un ringraziamento particolare va all’autrice del blog “Mia madre è bipolare” che per prima ci ha scritto all’Ufficio dell’Autorità garante per l'infanzia e l'adolescenza aprendoci alla conoscenza di un mondo che fino ad allora era rimasto a noi nascosto. 
E’ stato così anche per i figli dei detenuti, svelatici — per così dire — da un’associazione che tanto promuove per loro a livello nazionale e non solo, e che ci ha portati a sottoscrivere con il Ministero della Giustizia una Carta per il riconoscimento e la tutela dei loro diritti, soprattutto quello a mantenere i rapporti con i propri genitori, a poter accedere a spazi più accoglienti all’interno degli istituti penitenziari, a poter interagire con personale formato all’approccio con loro. 
Credo che più di qualcosa accomuni questi figli: il dolore di un distacco — non sempre solo fisico —, il non capire perché, il non trovare le parole per raccontare e raccontarsi, la disarmonia e l'inospitalità degli spazi in cui si trovano a vivere i propri genitori e che accolgono loro quando vanno a trovarli, il rischio di seguire gli stessi sofferti percorsi di vita di madri e padri. 
Sarebbe senz'altro auspicabile - e forse già ci state lavorando - arrivare a promuovere insieme una Carta dei diritti per i figli dei pazienti psichiatrici. Voi che i bambini e i ragazzi che vivono questa condizione particolare di figli li incontrate spesso o avete un contatto diretto con tanti giovani e adulti che in questa situazione si sono trovati fin da piccoli, potete farlo da una prospettiva privilegiata che conosce a fondo la realtà, e attraverso un percorso partecipato: tutti valori aggiunti. 
Quanto oggi sarà emerso in questo Convegno sono convinto che sarà stato un responsabile e coraggioso tentativo di risposta alla domanda di ascolto, attenzione e tutela che viene dai figli di genitori psichiatrici che, se già sperimentata da tempo in altri Paesi, risulta certamente innovativa e precorritrice in Italia.Apprezzo la scelta dell'approccio multidisciplinare al tema che coinvolge gli attori chiamati a vario titolo ad operare nella tutela dei minorenni; e l'aver voluto orientare l'attenzione e gli interventi sulla fase della prevenzione.
Anche per altri ambiti — quali quello della violenza e dell'abuso - ho avuto modo più volte di sottolineare quanto il medico e il pediatra possono giocare un ruolo di rilievo, per il rapporto privilegiato che hanno con le famiglie e per la possibilità di una rilevazione precoce dei rischi e dei sintomi. Come altrettanto utile può essere sguardo degli operatori scolastici o del servizio sociale che hanno in carico il bambino. 
La sinergia e l'accordo di questi soggetti con gli altri servizi sul territorio, può davvero determinare l'efficacia di un intervento che riesca a risparmiare o arginare ulteriori e maggiori sofferenze. Ma per questo è necessario assicurare a tutti loro una specifica formazione anche su questi temi, una formazione che aiuti ad intercettare i segnali di malessere e dia competenza e sensibilità per affrontarli. 
Un aspetto vincente e che mi appassiona molto nell'approccio che proponete - e che nelle esperienze estere trovo realizzato in modo esemplare - è credere nella possibilità i ragazzi e le ragazze hanno di aiutarsi a far fronte alla sofferenza psichica dei propri genitori, di tirar fuori la forza della loro resilienza. Se adeguatamente sostenuti, ascoltati, informati e formati. 
Quanti sono in Italia? Giustamente ponete la questione dei dati. E’ importante trovare il modo per quantificare il fenomeno, definirlo e muoversi nelle coordinate giuste per affrontarlo. 
So che avete idee e progetti per il prossimo futuro. Sono senz'altro disponibile a valutare nuove collaborazioni.  
L'auspicio è che le buone pratiche che avete presentato oggi, da piccole sperimentazioni locali possano un giorno diventare, nei servizi preposti, metodo diffuso di approccio ai pazienti psichiatrici che hanno figli di minore età e sono madri e padri nonostante il disturbo che presentano. Lo Stato non può ancora lasciare sole queste famiglie come purtroppo troppo spesso è accaduto. 

Grazie, a nome di tutti i bambini e i ragazzi di cui avete cura, per la speranza che date
loro in un prossimo futuro migliore.
Vincenzo Spadafora."




Per chi volesse farsi un'idea di com'è stato il convegno, segnalo che sul sito internet dell'Associazione Contatto Onlus, promotrice e organizzatrice dell'evento, sono ora disponibili in pdf le slide degli interventi di tutti i relatori, nazionali e internazionali: questo è il link.

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5 commenti:

Anonimo ha detto...

:) sei stata brava! almeno questa sofferenza possa servire alle generazioni future.. un abbraccio! V.

Stefy ha detto...

Complimenti per tutto il lavoro che stai facendo e per gli obiettivi raggiunti! Un esempio da seguire che insegna a non mollare anche nelle situazioni più tragiche. Ti avevo scritto una mail un anno fa, ti ringrazio tantissimo per la tua risposta e mi spiace e mi scuso per non averti più risposto.. ma ero (e sono) combattuta perché da un lato c'è la voglia di parlare e condividere con persone che hanno lo stesso problema e dall'altro la voglia di dimenticare per non far riaffiorare quei pesanti ricordi ed emozioni... cmq avanti così e speriamo veramente che si riesca a costruire qualcosa di concreto a supporto dei pazienti e dei familiari.
A presto!
Stefy

Electric Ladyland ha detto...

Grazie di vero cuore a entrambe! E' sempre più dura cercare di costruire qualcosa di concreto, scontrandosi con difficoltà pratiche ed economiche, personali ed istituzionali, specialmente in un momento storico come questo e a volte torna a prevalere lo sconforto.
Per fortuna che ci siete voi, a ricordarmi quanto sia preziosa anche la più piccola conquista, per quanto ancora sia poco rispetto a tutto quello che ci sarebbe da fare... e a darmi con il vostro affetto e sostegno la forza di continuare...

Vi abbraccio,
Stefania.

Stefy ha detto...

E' tantissimo quello che stai facendo,sul serio, basta pensare a come si è fatto notare il tuo blog e a tutto quello che ne è seguito... di sicuro il lavoro è lungo perchè anche nei CSM raramente trovi gruppi di sostegno ai familiari (almeno nella mia zona, per quanto ne sappia..) e se li trovi sono generici mentre secondo me sarebbe utile farli specifici per la patologia, soprattutto nel caso dei bipolari in cui i familiari hanno bisogno, oltre che di trovare uno spazio di ascolto, anche di essere "istruiti" su come comportarsi per evitare situazioni stressanti al paziente e riconoscere i segnali di un viraggio maniacale e depressivo... Poi ci sono molti psichiatri bravi e sensibili ma purtroppo, diciamola tutta, ci sono anche quelli che non hanno voglia di impegnarsi... leggevo i post di un altro blog e anche il link che ho trovato sulla tua pagina relativo a quello scambio di email tra la ragazza con la mamma bipolare che non vuole curarsi e gli psichiatri.. tutti puntavano sul TSO ma magari fosse così semplice! e cmq se vogliono, le strategie ci sono per convincere un bipolare a curarsi.. è dura, perchè lo sappiamo bene quanta ostilità hanno nei confronti dei farmaci, ma insistendo e con le parole giuste si può riuscire e si può convincerli... solo che ci vuole un professionista veramente preparato sul disturbo e che faccia il suo lavoro secondo SCIENZA E COSCIENZA come dovrebbe essere, e non lavarsene la mani lasciando gli altri nella solitudine totale...
Poi per quanto uno psichiatra o psicologo sia bravo, preparato e sensibile non potrà mai e poi mai capire neanche lontanamente cosa significhi vivere con una persona così...
Cmq è già prezioso il fatto che tu abbia avuto l'idea di aprire questo spazio, che inizialmente era per te ma poi è diventato di tutti quelli che condividono questa sofferenza...finalmente un posto dove trovare qualcuno che capisce cosa stai passando! E poi è un bell'esempio di come dalla sofferenza più profonda si possa costruire un qualcosa di utile per tutti!
A presto!

Electric Ladyland ha detto...

Grazie davvero... grazie di cuore!

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