Approfitto perciò dell'invito ricevuto da parte dei curatori del sito americano "The Crooked House - Surviving the Trauma of Childhood with a Parent who has Mental Illness" ("The Crooked House - Sopravvivere al Trauma di un'Infanzia insieme a un Genitore che soffre di una Malattia Mentale") , per condividere anche con voi la mia storia, pubblicata all'interno del loro spazio dedicato ai racconti di vita sul tema provenienti da tutto il mondo.
Prima di lasciarvi alla mia storia, una dovuta premessa con qualche anticipazione. Molte idee e progetti mi frullano per la mente, ma essendo il mio un impegno assolutamente volontario e no profit, purtroppo esigenze di vita e di lavoro mi impediscono di dedicarvi tutto il tempo che vorrei. Quello che volevo dirvi è che stanno per arrivare delle novità. Piccole, ma significative, che spero di riuscire a condividere con voi al più presto.E ora il racconto promesso, che ho tradotto in italiano per voi.
"Un Lento Ritorno A Casa"
Ho 30 anni adesso e soltanto da poco ho iniziato il mio viaggio verso l'accettazione e la comprensione del mio passato, una vita con una madre bipolare. Da alcuni mesi sto lavorando alla mia nuova vita e presto mi trasferirò lontano da mia madre per costruire la mia famiglia in un'altra città, lottando contro la mia paura di lasciarla da sola. Il mio è un lento ritorno a "casa", ho molte ferite nell'anima e ho ancora difficoltà a tornare indietro col pensiero e a rendere in parole la mia storia. Posso dire che prima che mia madre ricevesse una diagnosi e fosse curata per la prima volta, mio padre ed io fummo costretti a vivere un vero incubo. Tutto iniziò dopo la morte della madre di mia madre. La perdita e il lutto culminarono in una depressione non diagnosticata, dopo la quale mia madre ebbe ciò che soltanto molti anni più tardi avrei potuto riconoscere come una crisi maniacale. Iniziò a sentire le voci, diventò furiosa nei confronti di mio padre e chiese il divorzio, la sua espressione facciale e il suo sguardo cambiarono terribilmente, era capace di svegliarsi in piena notte e mettersi a urlare contro i vicini di casa fino a che le vene quasi non le uscivano dal collo. Era spaventoso essere a casa da sola con lei a 15 anni, rifiutava di vedere qualunque dottore, era convinta che la colpa del suo stato fosse interamente di mio padre. Fui costretta ad andarmene e mia madre ebbe un crollo e fu ricoverata. Successivamente prese le medicine per un periodo, poi smise di assumerle e fu ricoverata di nuovo. Mio padre era convinto che la gente non avrebbe dovuto sapere della malattia mentale di mia madre, così per molti anni soltanto in pochissimi lo seppero, anche perché con le medicine mia mamma sembra a posto e nessuno si accorge di niente. L'ultima crisi mi ha fatto in un primo momento sprofondare negli abissi della disperazione, ma è stata poi anche quella che mi ha dato una forte spinta verso la superficie, alla ricerca, di nuovo, della luce. Dovevo assicurarmi che mia madre tornasse a curarsi e questa volta ho voluto fare tutto ciò che era nelle mie possibilità perché diventasse finalmente consapevole della malattia che mai prima aveva voluto accettare e che era sempre stata un completo tabù. Mentre lei era in ospedale sono riuscita a parlarle apertamente. Le prime volte andava su tutte le furie, ma le ho parlato di nuovo e così il giorno seguente, e ancora e ancora e ancora... Quando è tornata a casa le ho fatto leggere un libro sul disturbo bipolare. Ora soffre ancora molto nel parlare della sua malattia e non vuole che nessuno lo sappia, ma ora che mio padre non c'è più (è morto di cancro poco tempo dopo il ritorno di mia madre a casa dopo il ricovero, l'anno scorso) mi piace pensare che lui sia orgoglioso di me per ciò che ho fatto per entrambi e per come sono riuscita a mantenere il legame con mia madre, qualcosa che soltanto un anno fa mi sembrava un vero miracolo. Spero soltanto che duri e che mia madre non smetta mai più di prendere le medicine, non avrei le energie per affrontare una sua nuova crisi maniacale, mi ha davvero rovinato la vita, il lavoro, gli amici, tutto. Sono ancora estremamente stanca, nel corpo e nell'anima. Adesso è tempo per me di concentrarmi sul mio benessere e pensare al mio nuovo inizio, un lento ma potente "ritorno a casa".
"A Slow Homecoming"
I am now 30 years old and I only recently started my journey towards accepting and understanding my past, a life with a bipolar mother. Since a few months I am working for my new life and soon I'll be moving away from my mother to build my own family in another town, fighting against my fears of leaving her alone. Mine is a slow homecoming, as many scars are in my soul and I still have difficulties in going back with my thoughts and put my story into words. I can say that before my mother was diagnosed and treated for the first time, my father and I had to live a real nightmare. Everything started after my mum's mother death. The loss and the grief ended up in a non-diagnosed depression, after that she had what I only many years after could recognise as a manic episode. She heard voices, she got furious against my father and asked for divorce, her facial expression and look changed terribly, she could wake up in the night to scream to the neighbours until the veins nearly came out of her neck. It was scary to be in house alone with her in my 15s, she refused to see doctors, she only thought my father was to blame for her state. I had to go away and she crashed down and was hospitalized. After that she took meds for a while, then she stopped and got into hospital again. My father's belief was that people shouldn't know about the mental illness, so for many years only a few knew about that, also because with meds my mum looks ok and no one notices. The last crisis was the one that made me at first dive into the abyss of desperation, but then strongly pushed me towards the surface, in search for light again. I had to make sure my mum got back into therapy and this time I did everything I could to try to make her aware of the illness she never accepted, it was a complete taboo. While she was in hospital I managed to talk to her openly. She got angry at first, but I talked again and so the day after, on and on and on... When she got home I made her read a book about bipolar disorder. She now still suffers when we talk about her illness and doesn't want anyone to know about it. But now that my father isn't on this earth anymore (he died from cancer soon after my mum got home from the clinic, last year), I like to think he's proud of me for what I've done for them both and for how I managed to keep the bond with my mother, something that one year ago seemed a real miracle to me. I only hope this will last and that my mother won't stop taking medicines again, I won't have the energy to cope with a new manic episode, it really ruined my whole life, work, friends, everything. I am still extremely tired, in both my body and soul. Now it's time for me to concentrate on my well being and think about my new start, a slow but powerful homecoming.
[ La mia storia è pubblicata in inglese sul sito The Crooked House - http://www.thecrookedhouse.org/yourstoriesguestbook.html ]
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